Telis, 204 lavoratori a rischio «Serve vertenza territoriale»

di Rita Cola wSCARMAGNO Riportare al centro dell'attenzione cosa ne è stato e cosa ne è dei lavoratori del comprensorio ex Olivetti a un anno dall'incendio che ha devastato il capannone C. Affrontare il tema, il più urgente, dei lavoratori Telis per i quali è pendente una richiesta di concordato al tribunale di Roma: 400 addetti in Italia, 204 a Scarmagno. E chiedere alle istituzioni di aprire un tavolo locale per fare il punto sulla situazione con la consapevolezza che non si possono perdere altri posti di lavoro su un territorio già gravemente compromesso dalla crisi. Le segreterie di Fim, Fiom e Uilm e le rappresentanze sindacali di Telis si sono ritrovate lunedì per fare il punto su una situazione ormai di stallo. L'ultimo incontro al ministero non è servito ad altro che prendere atto che Telis ha chiesto e ottenuto dal tribunale di Roma una proroga per la presentazione del piano industriale, sul quale non ha anticipato nulla. E adesso? «E adesso chiederemo alle istituzioni attenzione su quanto sta accadendo, visto che, per quanto riguarda Celltel, oltre cento lavoratori sono in cassa integrazione dal giorno dell'incendio - dice Gianni Tarena , Rsu Fiom - e continua ad esserci un problema legato agli spazi». Già , gli spazi. Al comprensorio ex Olivetti, un tempo tempio della produzione dei personal computer, sono rimasti in pochi. Ci sono i 40 lavoratori addetti Telis addetti al magazzino Olivetti, e, al capannone A, ci sono altri quindici lavoratori Telis e quelli di Wirelab. Basta. Il comprensorio è quindi praticamente vuoto, non c'è più la mensa e i pasti, a quei pochi lavoratori, arriva da fuori, preconfezionato e sigillato. Telis ha affittato un capannone a Strambino dove ci lavorano circa 25 addetti, ma gli altri sono tutti a casa in cassa integrazione. Comdata e Innovis, da Scarmagno se ne sono andate dopo l'incendio e i lavoratori sono tutti compattati a Palazzo uffici, con (quelli di Innovis) un contratto di solidarietà in corso. Telis è comunque il caso più emblematico, considerata la richiesta di concordato e 30 milioni di debiti dichiarati davanti ai funzionari del ministero. Alberto Mancino, segretario Uilm, incalza: «Serve una soluzione territoriale e che tenga conto dell'intero perimetro occupazionale prima dell'incendio, visto che le commesse c'erano». Bruna Tomasi, funzionaria Fim, aggiunge: «Siamo preoccupati perché in quest'anno, di fatto, non è successo nulla. E noi, invece, crediamo che molto si possa fare se il territorio si fa carico della situazione». Assemblee con i lavoratori sono in programma la prossima settimana.