Pd, 25 senatori si schierano col presidente
di Maria Berlinguer wROMA Le riforme di Renzi rappresentano una «svolta autoritaria per dare al presidente del Consiglio poteri padronali». Gustavo Zagrebesky e Stefano Rodotà lanciano un appello per fermare il tentativo di progetto di «stravolgere la Costituzione da parte di un Parlamento esplicitamente delegittimato dalla sentenza della Corte Costituzionale», si legge nel documento firmato da diversi costituzionalisti, e sottoscritto anche dai leader M5S Grillo e Casaleggio. Ma è soprattutto la fronda Pd a preoccupare il presidente del Consiglio. Alla vigilia del Consiglio dei ministri che approverà la riforma del Senato e del Titolo V, 25 senatori, tra i quali i lettiani, sottoscrivono le parole di Pietro Grasso e avvertono il premier: «Renzi ascolti le tante voci e non ponga ultimatum». Rischia così di essere un percorso ad ostacoli la riforma della Costituzione del governo per abolire il Senato, trasformandolo in Camera delle autonomie regionali. E tra i democratici cresce la fronda contro la bozza messa a punto dal ministro delle Riforme Maria Elena Boschi che oggi sarà approvata dal cdm. La bozza dovrà infatti presto fare i conti con i numeri di palazzo Madama dove, contro il progetto Renzi, si potrebbe sperimentare la prima «alleanza» tra parte della minoranza democratica e i grillini. «Non ci si chieda di essere meri esecutori cui non resta che alzare la mano in aula», chiedono 25 senatori tra i quali c'è il lettiano Francesco Russo. I frondisti del Pd invitano il premier a lasciare aperta la porta a «soluzioni migliorative che potrebbero emergere dal lavoro parlamentare e dal dialogo tra maggioranza e opposizione» e promettono che se Renzi accetterà di discutere la legge loro saranno i primi «a difendere la riforma dagli agguati di chi proverà a rallentarla». Quanto a chi si «diverte» a dipingerli come «tacchini terrorizzati in attesa del Natale» i senatori democratici rifiutano il ritratto e assicurano di avere a cuore le riforme istituzionali ma di avere l'ambizione di lavorare al meglio per i prossimi 70. «La gatta frettolosa fa i gattini ciechi», dice un esponente della minoranza democratica che per dimostrare di non voler riaprire il congresso sulle riforme, cita le «moderate» perplessità che sulla riforma costituzionale ha espresso anche Mario Monti. Sarebbe «pericoloso» se Matteo Renzi trasformasse «il giusto senso di urgenza in precipitazione e scarsa ponderazione», avverte l'ex premier. Per Monti c'è infatti l'esigenza di «rafforzare il controllo indipendente sull'operato del governo e un Senato che non è più legato al governo dal rapporto fiduciario può meglio esprimere questo controllo». Molto più duro è il linguaggio dell'appello di Zagrebesky e Rodotà che Grillo ha postato integralmente sul suo blog per sostenerlo. «Con la prospettiva di un monocameralismo e la semplificazione accentratrice dell'ordine amministrativo l'Italia di Matteo Renzi e di Silvio Berlusconi cambia faccia mentre la stampa, i partiti e i cittadini stanno attoniti (o accondiscendenti) a guardare», recita il manifesto sottoscritto dalla lista Tsipras e condiviso anche da Gianfranco Rotondi. «La responsabilità del Pd è enorme poichè sta consentendo l'attuazione del piano che era di Berlusconi: il fatto che non sia Berlusconi ma il leader del Pd a prendere in mano il testimone della svolta autoritaria è ancora più grave perché neutralizza l'opinione di opposizione», denunciano. ©RIPRODUZIONE RISERVATA