Italia-Ue, scontro sui vincoli di bilancio

di Vindice Lecis wROMA Se non si sfora il 3 per cento e si mantengono impegni e trattati, a partire dal pareggio di bilancio, all'Ue vanno bene le riforme annunciate dall'Italia. Nonostante una vigilia con qualche scintilla, il colloquio tra il presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi e il presidente della Commissione europea Barroso, si è concluso con un distensivo via libera da parte di quest'ultimo. Eppure poche ore prima lo stesso Barroso aveva gelidamente affermato di aver «preso nota delle dichiarazioni di Renzi a Berlino sul suo impegno in un ambizioso programma di riforme e anche nel rispetto di tutti gli impegni europei». Frase interpretata come un nuovo avvertimento verso l'Italia che Renzi aveva subito respinto, ricordando che stiamo «rispettando tutti i vincoli. L'Italia i vincoli li rispetta». Arrivando subito dopo al Consiglio europeo, Renzi ha commentato che l'incontro con Barroso è andato «bene, molto bene». È stato un vertice serrato durato un'ora e mezzo con dichiarazioni rituali di soddisfazione reciproca suggellati da timbro finale di Barroso: «L'Europa supporterà le riforme in Italia». Lo stretto riserbo sui temi in discussione è durato poco: il piatto forte è stato il possibile allentamento dei margini nel rapporto deficit-pil e, più in generale, i vincoli di bilancio. L'Italia in crisi economica non ha comunque troppa forza negoziale su vincoli e fiscal compact, figli delle politiche di austerità e rigore. Renzi è costretto a dichiarare che «rispetterà i vincoli ma la Ue deve risolvere i problemi». Che sono quelli della crescita, dell'occupazione e della ripresa degli investimenti. A parte battute e dichiarazioni di rito, nessuno può farsi illusioni: l'Ue non molla le politiche di austerità. Se ne è avuta una riprova nel siparietto tra Barroso e il presidente del Consiglio europeo, Van Rompuy. Una domanda scomoda sull'opportunità di far crescere il deficit pubblico dell'Italia ha provocato uno scambio di sguardi eloquenti e sorrisi di cortesia tra i due per decidere chi doveva rispondere per primo. Van Rompuy dopo aver premesso di non aver incontrato Renzi, ha detto che «tutti devono continuare ad applicare le regole concordate». Renzi ha ripetuto una frase ricorrente di questi giorni cioè che l'Italia «non viene in Europa come uno studente fuori corso ma come un paese fondatore che rispetta i vincoli». Non nasconde però una certa irritazione per gli eurosorrisettti e i continui altolà ripetendo che «rispettiamo tutti i vincoli e quindi talvolta faccio fatica a capire le polemiche». Spiega che il suo governo «sta rivoluzionando e cambiando l'Italia» con riforme che puntano a «cambiare il Senato, il mercato del lavoro, la pubblica amministrazione e la creazione di un'autorità anticorruzione», argomenti reputati «più importanti delle discussioni su uno 0,2% di deficit». La partita è apertissima. «Il governo porrà in sede europea il tema degli investimenti dei fondi strutturali fuori dal Patto di stabilità» ha detto il presidente delle Regioni Vasco Errani al termine dell'incontro con il governo a Palazzo Chigi. Notizia confermata da Piero Fassino, presidente dell'Anci e sindaco di Torino: Renzi chiederà all'Ue che «anche gli investimenti per l'edilizia scolastica e il dissesto idrogeologico non siano conteggiati nel Patto di stabilità. Questo significa aumentare la massa di investimenti di cui abbiamo bisogno». Susanna Camusso, segretario della Cgil indica una strada: l'Italia cerchi alleati a livello europeo «per modificare alcuni trattati a partire dal fiscal compact». ©RIPRODUZIONE RISERVATA