Baraka, una voce eclettica fuori dal coro
Lisa Gino (nella foto), come già Fernanda Pivano prima di lei, si è cimentata nella traduzione di alcune poesie di Baraka, poeta icona e attivista politico rivoluzionario, che leggerà all'inizio di ogni concerto. Era un poeta e un uomo scomodo, Baraka, al secolo LeeRoi Jones, morto il 9 gennaio scorso, poeta laureato del New Jersey, attivista dei movimenti radicali per la dignità e l'uguaglianza dei neri in America, musulmano, innovatore formale e indimenticabile performer. «Mi ha molto colpito - afferma - questo uomo che ha saputo e voluto offrire se stesso al popolo nero intrappolato nell'America bianca, per liberarlo e consegnargli la cittadinanza, senza voler colmare le differenze, anzi basandosi solo ed unicamente sulle differenze, cercandole, studiandole, volendole vedere bene». E ricorda: «Mi ha affascinato leggere alcuni dei suoi scritti, c'è molta coscienza e verità in ognuno di essi e non è facile percepire la verità nelle parole di qualcuno. La verità di chi scrive, intendo. Quella assoluta non esiste». IVREA La dedica dell'Open Jazz ad Amiri Baraka è il tema che unisce tutte le date di questa edizione numero 34 del Festival. Lo ha precisato Massimo Barbiero, affidando a Lisa Gino, scrittrice e autrice teatrale, il compito di rendergli un omaggio prima di ogni concerto. Una presenza colta, quella della Gino, incastonata ad arte da Massimo nei vari appuntamenti e declinata in brevi e intensi prologhi ai diversi concerti. Una partecipazione nata apparentemente dal caso. Racconta Lisa Gino: «Mi sono ritrovata a parlare con Massimo Barbiero di cultura e dei nostri tempi poco propensi alla profondità e piano piano abbiamo capito di trovarci sulla stessa frequenza d'onda. Con modi e maniere diverse, come diverse sono le nostre personalità, ma con la stessa esigenza di fare pulizia e di tornare a un concetto primo di essere e sentire». «Poi siamo arrivati ad Amiri Baraka - continua Gino -. Avevo letto della sua morte, mi ero documenta su di lui, ma solo dopo averne chiacchierato con Massimo ho compiuto un passo in più. Ho voluto conoscere meglio quest'uomo che ha saputo usare la poesia per fare politica, nel senso pieno del termine. La poesia è un linguaggio intimo, bisogna entrare nell'animo del poeta per afferrarne il senso, una volta entrati si apre un mondo, diverso ogni volta, poeta per poeta. Baraka è un uomo che ha compiuto un viaggio all'indietro, alle origini del suo popolo, e poi in avanti, per portarlo oltre e dargli, forse, finalmente dopo tre secoli, la dignità perduta». E sottolinea: «Il suo linguaggio poetico è sacro e profano al tempo stesso, ribelle, dissacrante e rispettoso, quasi profetico. Vero, sempre. Ogni poesia è una preghiera, un omaggio di devozione alla sua gente». Lisa Gino ha tra l'altro applicato la propria abilità di traduttrice a molti degli scritti di Baraka, reperibili solo in inglese: «La traduzione in ambito poetico è molto complessa, - commenta - ma spero di esserne stata all'altezza». «Eccomi dunque nel cartellone del Festival - conclude Lisa Gino -. Io che di jazz non capisco un granché, ma che umilmente ci provo. Ciò che però condivido e sento al 100% come mio è il concetto della responsabilità non solo come dovere, ma come principio da vivere quotidianamente, cosa che è poi lo spirito cardine del festival. Questo mi ha messo in sintonia e ha fatto sì che le parole di Amiri Baraka mi risuonassero dentro. Parlerei anche di coerenza, insieme alla responsabilità, timone di una barca difficile da governare, ma che può portare lontano. E non mi resta che ringraziare moltissimo Massimo Barbiero per la fiducia riposta, sperando venga ben ripagata. Per me è già una vittoria aver avuto l'opportunità di fare una esperienza nuova». Franco Farnè