Unico ma con delle ombre
IVREA Neanche il maltempo può fermare la battaglia delle arance e lo spettacolo offerto è sempre unico con aranceri a piedi e sui carri che hanno duellato senza risparmiarsi. Erik Zucca, 24 anni, di Issiglio, dei Diavoli da dodici anni, a causa di un'arancia traditrice è stato costretto a vedere il proseguo del carnevale da spettatore. «Purtroppo il mio Carnevale è finito già domenica al terzo carro – dice Zucca -. Il resto l'ho vissuto da spettatore, ma tirare è un'altra cosa». Paola Bosonin, 41 anni, di Borgofranco, ha invece accompagnato suo figlio Martino, anche lui arancere dei Diavoli: «Questo carnevale è sempre un piacere vederlo; sabato sera la sfilata è stato il momento più bello, peccato sia stato condizionato dal maltempo. Bisogna però lavorare affinché non ci sia più troppa gente che alza il gomito. È questo il punto certamente più basso del nostro amato Carnevale». Alberto Visentin, 16 anni, sempre di Borgofranco, parla da osservatore: «Ho visto grande partecipazione e volontà, soprattutto il lunedì quando è piovuto durante tutta la giornata di tiro. Vista l'intensità messa dai protagonisti, probabilmente il fatto di tirare sotto la pioggia li ha gasati, innescando in loro ulteriori grandi stimoli». Tra i turisti anche una ex vivandiera del carnevale (anni 2004 e 2005), Marisa Boccafurni, 36 anni, di Ivrea, la quale parla anche della Mugnaia Alice Boni, la cui radiosa bellezza è in grado di far sparire le nuvole e trasformare così la giornata da uggiosa a molto bella: «Questo carnevale è stata una bellissima esperienza, mi piace ogni cosa perché sa trasmettere un'emozione inebriante che, chi lo vede da fuori, sfortunatamente non può provare. La Mugnaia è giovane, simpatica e calorosa, le tre qualità più importanti per quel ruolo. Chissà che un giorno non possa fare anch'io la Mugnaia? Mi piacerebbe molto». In questa edizione non sono mancati gli imprevisti, come lo slittamento dei fuochi artificiali del sabato. Ma domenica sera il lungo Dora era stracolmo di spettatori. Maria Consol, 66 anni, di Ivrea: «Lo spettacolo pirotecnico è stato molto bello per come è stato proposto nella forma, anche se l'evento più caratteristico è da sempre la battaglia, un momento che appassiona in ogni istante del tiro. Ho due dei tre figli che tirano sul carro; la cosa più importante che ho detto loro è che si divertano una volta indossata la divisa». Piero Martinallo, 67 anni, di Ivrea, spiega invece le migliorie da apportare: «Per motivi di lavoro nel recente passato sono stato anche all'estero, in Spagna e in Germania e m'hanno chiesto informazioni sul carnevale, visto che la loro conoscenza era superficiale. Bisogna dare un tocco di internazionalità in più». Giuseppe Neri, 69 anni, originario di Reggio Calabria, sceglie il lunedì come miglior giorno: «È il giorno in cui la battaglia dura più a lungo, peccato quest'anno sia piovuto». Arianna Giai, 17 anni, di Mazzé, non si è persa un evento: «Sono ad Ivrea da Giovedì grasso, poi sabato la sfilata e nei tre giorni successivi il tiro, la Mugnaia, il Generale, lo Stato Maggiore, i Pifferi ed anche gli Abbà sono stati molto graziosi». Massimo Pavan, 55 anni, di Ivrea, parla delle migliori zone della battaglia: «Le piazza Ottinetti e di Città sono i miei posti preferiti, è bello veder entrare i carri». C'è però chi è contrario al carnevale. Massimo Avondoglio, 51 anni, di Chiaverano: «Sono 31 anni che non vengo al carnevale, quest'anno è un caso. Per me Carnevale è festa, ma se alle 20.30 ci sono già ubriachi per strada c'è qualcosa che non va». Loris Ponsetto