Renzi, oggi l'incarico tra tante incognite
di Gabriele Rizzardi wROMA L'appuntamento con Giorgio Napolitano è fissato per le 10,30 di oggi. Matteo Renzi salirà al Quirinale per accettare, probabilmente con riserva, l'incarico di formare il nuovo governo. La convocazione è partita ieri proprio mentre il segretario del Pd era in viaggio per raggiungere Roma dove in serata avrebbe dovuto avere un faccia a faccia con Angelino Alfano per capire fino a che punto il Nuovo centrodestra è disposto a tirare la corda. Il vicepremier, che vorrebbe rallentare i tempi di approvazione dell'Italicum, vuole precise garanzie sui ministri in quota Ncd. Ma non solo. Alfano chiede che si vada verso un "patto alla tedesca" tra le forze che sosterranno il nuovo governo per vincolare il premier in pectore ad una precisa tabella di marcia sui provvedimenti da adottare per il rilancio dell'economia e del lavoro. L'incontro con Renzi si terrà probabilmente oggi, dopo il conferimento dell'incarico. Il leader del Pd si presenterà all'appuntamento con il capo dello Stato dopo una giornata passata a limare la squadra di governo. Ma il lavoro da fare è ancora tanto. La trattativa con il Nuovo centrodestra è ancora lontana dall'essere conclusa, i colloqui con Scelta Civica e i Popolari per l'Italia sono ancora aperti e dalla sinistra del Pd, con Pippo Civati che minaccia di non votare la fiducia insieme ad altri 10 senatori, potrebbero arrivare brutte sorprese. La strada, insomma, è piena di ostacoli e per rimuoverli non basterà mezza giornata. «Sono giornate decisive, sono stati chiesti tempi non particolarmente accelerati. Prenderemo qualche giorno, non ci resta che aspettare domani» spiega Maria Elena Boschi, fedelissima di Renzi e ministro delle Riforme in pectore. Dopo il passaggio al Colle, Renzi dovrebbe avviare un giro di sue consultazioni che potrebbero cominciare oggi stesso per concludersi entro 36-48 ore. Tutto dipenderà da quanto saranno "pesanti" gli ostacoli da rimuovere. Il giuramento al Quirinale potrebbe avvenire tra mercoledì e giovedì. Per il voto di fiducia si parla di venerdì al Senato e sabato alla Camera. Ma nulla si può dare per scontato. Il Nuovo centrodestra non perde occasione per ricordare a Renzi che determinante sarà il profilo programmatico del governo e che sui temi etici non ci dovrà essere nessuna «crociata». Quanto ai ministri, Alfano non smette di ripetere che i voti del suo partito sono «determinanti» per la tenuta del nuovo governo e quindi alza la posta. Ma Renzi non sembra affatto intenzionato a farsi schiacciare e quando (oggi o domani) incontrerà Alfano, farà pesare l'incarico appena ricevuto dal capo dello Stato e si può essere certi che userà toni ultimativi e dirà che se tirano troppo la corda, resterà solo il voto. La minaccia di un possibile ritorno alle urne in primavera o in autunno indurrà i centristi e i piccoli partiti a più miti consigli? È difficile immaginare che Alfano possa alzare troppo la voce anche perché, dopo lo scontro frontale con Berlusconi e tutto il gruppo dirigente di Forza Italia, lo spazio a destra è esaurito. E anche sul patto alla tedesca, o di governo, potrebbero esserci problemi perché Alfano ha detto chiaro e tondo che non accetterà "misure di sinistra" e dirà no ad un governo troppo sbilanciato a sinistra. E questo è un bel problema per Renzi, che deve fare i conti con la minoranza del Pd guidata da Cuperlo che è decisa a mettere nero su bianco una serie di misure, sul lavoro ma anche sui temi etici, che difficilmente potranno essere accettate dal Nuovo centrodestra, che accusa Renzi di pensare a maggioranze "variabili" utilizzando anche i voti di qualche berlusconiano disposto a tenere in vita un governo che potrebbe essere non ostile al Cavaliere. Sicuramente, Renzi (che ieri ha incontrato a Firenze il patron della Tod's, Diego Della Valle, per discutere della costruzione del nuovo stadio di Firenze) dovrà recuperare con fatti concreti il malumore serpeggiante nell'elettorato Pd. Lavoro e taglio delle tasse per imprese e famiglie sono i punti del programma al quale si sta lavorando. Quanto alle riforme, è difficile immaginare che Renzi possa fare marcia indietro, anche solo sulla legge elettorale che è già incardinata alla Camera e che potrebbe essere definitivamente approvata entro un paio di mesi. A largo del Nazareno, del resto, fanno notare che l'esigenza di stabilizzare la legislatura non può far venir meno l'impegno preso da Renzi con Berlusconi di fare le riforme elettorali e istituzionali. ©RIPRODUZIONE RISERVATA