L'ex assessore Ferrero in aula «A farmi fuori è stato Cota»

TORINO Le decisioni dell'assessorato alla Sanità erano imposte dall'alto, da chi poi l'ha fatta fuori dalla giunta. Si è difesa così, ieri in tribunale a Torino, l'ex assessore alla Sanità Caterina Ferrero, imputata di turbativa d'asta e abuso d'ufficio, quest'ultimo per l'apertura del laboratorio di emodinamica a Chivasso. Davanti ai giudici della terza sezione penale ha reso spontanee dichiarazioni rilanciando la sua difesa politica, la teoria della trama ordita da Roberto Cota per farla estrometterla. «Mi sono trovata in un contesto quasi quotidiano di isolamento, delegittimazione e difficoltà - ha premesso al collegio dei giudici -. L'obiettivo di questo comportamento era rimuovermi dall'assessorato regionale e la contezza emerge dalla telefonata tra l'allora capo segreteria Cortese (Giuseppe, ndr) e il presidente (Cota, ndr) registrata il giorno dopo il mio avviso di garanzia». È la telefonata del 28 maggio 2011, il giorno dopo gli arresti e l'avviso di garanzia all'assessore. In quella telefonata il governatore diceva: «La Ferrero la volevo mandare a casa per motivi politici da sei mesi, d'accordo? Non mi piace la Ferrero come assessore, come modo di fare; lei è del Pdl, ha un modo della di gestire la politica che non condivido». A Cortese precisava: «Io ti ho mandato alla Sanità solo per controllarla. Non mi piace e la volevo mandare a casa politicamente». Lo stesso giorno Cortese riassume a un certo Max le conversazioni col presidente Cota: «Ormai proprio non si controlla il mio capo, mi ha fatto tutto un panegirico dove dice: "Io volevo farla fuori politicamente, devo dire la verità, non ci sono riuscito, non avevo altra scelta che così». La Ferrero aveva percepito quel clima: «Da mesi c'era una consolidata strategia per raggiungere questo obiettivo - ha detto ai giudici -. So che la strategia ha trovato sponde nei vertici dell'assessorato». Per quanto riguarda le decisioni adottate in quel periodo ha aggiunto: «Ho solo posto in essere i miei comportamenti sulla base di indicazioni che venivano dai miei uffici». Andrea Giambartolomei ©RIPRODUZIONE RISERVATA