lo scontro sulle riforme

di Maria Berlinguer wROMA Gianni Cuperlo si dimette dalla presidenza del Pd e tra i dem è subito scontro. La decisione è stata annunciata da Cuperlo durante una riunione dei deputati della minoranza alla Camera e subito comunicata a Matteo Renzi da Cuperlo con una lettera aperta pubblicata sulla sua pagina Facebook. È maturata nella notte, dopo l'attacco ricevuto a sorpresa nella direzione Pd di lunedì. «Sei entrato in Parlamento senza le primarie» gli ricorda a sorpresa Renzi nella sua replica, dunque non accetto le tue critiche sull'assenza delle preferenze nella legge elettorale sulla quale io e Berlusconi abbiamo trovato un'intesa blindata da prendere o lasciare. «Sono allarmato» scrive Cuperlo, dalla concezione che hai di un partito, «hai risposto alle mie obiezioni politiche e di merito con un attacco personale», scrive. «Mi dimetto perché voglio avere sempre la libertà di dire quello che penso», aggiunge. La reazione di Renzi non si fa attendere ed è molto dura. E preoccupa non poco la minoranza visto che arriva a pochi giorni dalla liquidazione di un altro esponente della sinistra, quello Stefano Fassina che si è dimesso dopo la battuta del segretario: «Fassina chi?». «Le critiche si fanno e si ricevono», scrive Renzi. «A me hanno dato del fascistoide», si può discutere, anche offendersi a vicenda perché il Pd non è un partito di plastica, ma poi una volta che la direzione ha votato, tutti devono accodarsi», spiega. Infine ringrazia Cuperlo per il lavoro svolto ma non gli chiede di ritirare le dimissioni. Più tardi, prima nella sua e-news e poi dal salotto di Vespa, Renzi aggiunge. «Mi dispiace che Gianni si sia dimesso dalla presidenza, ho dovuto faticare non poco per convincerlo ad accettare, Cuperlo mi ha chiesto di parlarci in modo franco e diretto tra noi e mi ha attaccato duramente sulle liste bloccate: gli ho solo chiesto perché non ha usato quello stesso tono quando, insieme a molti miei amici, è stato inserito nel listino senza passare dalle primarie dei parlamentari», minimizza. Ma chiedere all'ex sfidante della primarie di tornare sui suoi passi non è affatto nella corde del sindaco di Firenze. «Accetto le dimissioni per rispetto», precisa, aggiungendo di sperare che il prossimo presidente dem «non faccia parte della sua cerchia più ristretta». Poi però si fa sfuggire: «C'è chi dice che c'è un problema di democrazia interna nel Pd, mi scappa da ridere, ho vinto le primare con il 70 per cento dei voti e sono andato in ginocchio da Cuperlo per dirgli, fai tu il presidente perché voglio dare un segnale». Quanto al futuro, consapevole di dover fare i conti con gruppi parlamentari eletti durante la stagione di Bersani, Renzi non ammette di poter riaprire nel partito una discussione su una decisione già presa. Confessa però che anche lui avrebbe voluto inserire le preferenze ma che Berlusconi non le ha volute. «In Parlamento si possono fare cambiamenti ma nel Pd si fa quello che ha deciso la direzione». Ci mancherebbe altro, avverte, che adesso «si blocca tutto per le dinamiche di una corrente». Per ora, anche contando sulla spaccatura che c'è tra bersaniani e giovani turchi sull'atteggiamento da tenere in aula sull'Italicum il segretario l'unica concessione alla minoranza la fa sulla scelta del successore di Cuperlo e già circola il nome di Andrea Orlando, ministro dell'Ambiente. Da Renzi è partito anche un altro attacco ai "partitini", come Scelta civica, che vorrebbero abbassare la soglia di sbarramento dell'Italicum. «Dico che il giochino è interessante. Con tutto il rispetto, si mette la soglia di sbarramento proprio per evitare il ricatto dei partitini. I partitini si arrabbiano? Si arrangiano». ©RIPRODUZIONE RISERVATA