Palit e Piamprato fermi, per sciare si va alla Cialma

INVERSO Palit è ferma e chissà quando potrà tornare in funzione, ed allora anche dalla Valchiusella gli amanti dello sci tornano ad affollare l'unica stazione canavesana in funzione, che è quella della Cialma. Il rilancio del comprensorio sciistico, nel territorio del Comune di Locana, richiama alla mente quelle domeniche dei primi anni Sessanta quando le piste brulicavano di appassionati. Ed era in occasioni di eventi di grande richiamo, come la disputa dei campionati canavesani di slalom gigante, che Locana e la Cialma assumevano un aspetto particolare. Proprio dalla Valchiusella, di buon mattino, giungeva in paese un pullman della ditta Sada carico di sciatori e di loro tifosi (Palit era ancora là da venire) che volevano essere vicini agli atleti dello Sci club valligiano, nato ad Inverso e dove tuttora ha la sede, impegnati nella gara più importante dell'anno. Ad accompagnare nella trasferta Vito Beratto, Ettore Perino, Pierdomenico Iorio, Elio Giolitto, Bruno Mattè Aleina, Franco Zucca, tutti di Inverso, una pattuglia di irriducibili che non avevano mai messo gli sci ai piedi e che tuttavia gioivano alle imprese sciistiche dei compaesani. La prima tappa era al mitico ristorante Tre Pernici, nel centro storico del paese. E mentre gli atleti si affrettavano a dirigersi alla partenza degli impianti, il resto della compagnia si sedeva ai rustici tavoli del locale per un'abbondante colazione a base di salame e formaggio, accompagnata da vino rosso servito a litri. Ogni volta, prima di congedarsi dal locale il gruppo ordinava all'oste, che di cognome faceva Vernetti, una simpatica figura dai baffetti bianchi ed indossante un cappello nero, una porzione industraile di insalata di carne cruda che poi, atleti e tifosi, avrebbero consumato in chiusura di giornata, al rientro dalla Cialma. L'impianto di risalita, che dal paese conduceva al Carrello, era costituito da una cosidetta "bidonvia" a due posti sulla quale occorreva salire al volo senza, cioè, che il bidone si fermasse. Con uno skilift ad asta, gli sciatori raggiungevano poi punta Cia. Le piste a quei tempi erano lontane parenti dei tracciati lisci di oggi. Le gobbe la facevano infatti da padrone, mettendo a dura prova la resistenza degli atleti impegnati in gara, così come quella dei semplici turisti. La premiazione dei Campionati Canavesani avveniva sempre al ristorante Paradiso. Ed è da questo locale che, terminato il rituale dei premi, la comitiva di Inverso si trasferiva al Tre Pernici dov'era attesa dall'insalata di carne cruda. Dopo poche forchettate si levavano i primi canti, tra gli sguardi d'ammirazione degli altri avventori che si affrettavano ad offrire bottiglie di vino purché si continuasse a cantare. Lasciata Locana, prima del rientro in Valchiusella altra tappa d'obbligo era al bar Ronco di Castellamonte, gestito da un simpatico issigliese, tale Alasotto. Si riprendeva a cantare ed il vino tornava a scorrere a fiumi, il più delle volte servito in una delle coppe ricevute in premio dagli sciatori valligiani. E s'avvicinava spesso la mezzanotte, quando il pullman riprendeva il viaggio. Altri tempi ed altro sci. Giacomo Grosso