Tribunale, mancano ancora 10 giudici

di Vincenzo Iorio wIVREA A cinque mesi dall'entrata in vigore della riforma della geografia giudiziaria, il tribunale di Ivrea continua a vivere di stenti con udienze aggiornate, in alcuni casi, di oltre quindici mesi e pesanti carichi di lavoro per magistrati e personale amministrativo. Una situazione, come sottolineerà tra qualche giorno - in occasione dell'inaugurazione del nuovo anno giudiziario - il presidente della corte d'Appello di Torino, Mario Barbuto, «che impedisce il corretto funzionamento della giustizia a causa degli alti indici di scopertura di posti in organico». Indici che vengono definiti «molto allarmanti». I numeri sono impietosi, seppur all'orizzonte qualcosa si muove. Ivrea ha una pianta organica di 18 giudici, compreso il presidente, ma gli effettivi sono appena 8. Mancano all'appello dieci giudici. La scopertura è la più alta, 55,5%, di tutto il Piemonte. Con un bacino di utenza (popolazione residente) di 516.084 (173 Comuni), il rapporto è di 1 giudice togato ogni 28.671 abitanti. Un dato pesante se si pensa che Ivrea, con la riforma giudiziaria entrata in vigore lo scorso 13 settembre, è diventato il secondo tribunale più grande del Piemonte dopo Torino. Il capoluogo piemontese (bacino di utenza di 1.690.775) ha infatti uno scoperto dell'8% con un rapporto di 1 giudice ogni 10.246 abitanti. Vercelli (261.98 abitanti) ha uno scoperto del 58%, ma un rapporto giudici popolazione di 1 su 13.779. Il terzo tribunale del Piemonte, Cuneo (415.704 abitanti), ha uno scoperto del 22% e un rapporto giudici/abitanti di 1 ogni 15.396. Novara (323.678 abitanti), ha uno scoperto del 33% e un rapporto giudici/abitanti di 1 ogni 17.982. Le cose non vanno meglio in Procura dove su organico previsto di 5 sostituti più il procuratore della Repubblica, attualmente ci sono solo due pm, più il sostituto procuratore Gabriella Viglione applicata a Ivrea per seguire l'indagine sulle morte per amianto all'Olivetti. «La situazione è difficile spiega il presidente della Corte d'Appello Mario Barbuto- e mi sono mosso subito applicando, a tempo parziale, sei giudici». Applicazioni in alcuni casi volontarie, in altri d'ufficio, cosa quest'ultimo davvero inusuale. Si tratta dei giudici Davide Padalino (da Aosta), Cecilia Marino (Torino) dal 2 dicembre scorso al 28 febbraio 2014, funzioni civili; Manuela Massino (Torino) dal 2 dicembre scorso, funzioni civili, Alfredo Toppino, Luca Robaldo, Nicoletta Aloj (tutti di Torino), funzioni penali, dal 2 dicembre scorso. Per quanto riguarda la Procura, invece, dal 17 febbraio arriveranno due Mot (magistrato ordinario in tirocinio), Chiara Molinari e Giuseppe Drammis, attualmente a Torino. Si attende, invece, l'incremento di 4 unità per la polizia giudiziaria. In questi giorni circola con insistenza la voce che alla fine dei due anni di sperimentazione della nuova geografia giudiziaria (13 settembre 2015), Ivrea possa cedere al tribunale di Torino i Comuni della prima cintura: Venaria, San Mauro e Settimo Torinese. «Un'ipotesi tra le tante - taglia corto il presidente Barbuto -. Applicherò quello che deciderà il legislatore». Una soluzione che non dispiace al procuratore capo di Ivrea Giuseppe Ferrando. «Potrebbe avere un senso - spiega -avere un territorio di 350-400mila abitanti». Intanto, la prossima settimana arriveranno da Pinerolo (uno dei nove tribunali piemontesi soppressi) i mobili e le scrivanie che arrederanno i nuovi uffici della Procura nel quartiere Dora Baltea, dove sono terminati i lavori per la messa in sicurezza della struttura. Il trasloco comincerà intorno al 20 gennaio. «Certo, gli uffici sono insufficienti - aggiunge Ferrando -. Questi nuovi spazi erano stati pensati per la vecchia Procura, quando il bacino di utenza era di 180 mila abitanti. Servirebbe almeno un altro edificio per ospitare i nuovi pm».