Bianco: «È stato uno shock, ora pronti a ricominciare»

di Mauro Giubellini wIVREA L'ultima foto sorridenti ai coniugi Mario Bianco e Domiliana Enrico era stata scattata proprio davanti all'autofficina che avevano trasformato, in una vita di lavoro e sacrifici, in azienda con centinaia di clienti in tutto il Canavese e tre dipendenti assunti, oltre ai figli Luigi e Stefano. Alle loro spalle c'era un modello praticamente introvabile di auto d'epoca: una MG52. L'incendio divampato nella notte tra sabato e domenica scorsa ha distrutto anche quella. Ma proprio da quel cumulo di lamiere scorticate dalle fiamme, da quegli scheletri metallici di undici vetture distrutte, da quelle pareti annerite di una palazzina su tre piani che porta inequivocabili le cicatrici del rogo, Domiliana, Mario, Luigi e Stefano vogliono ricominciare. «Prima di tutto voglio ringraziare i vigili del fuoco, i carabinieri e la Polizia per il lavoro che hanno svolto, a tratti anche rischiando l'incolumità - dice Mario Sacco - Poi, il mio grazie più sincero a tutte quelle persone che ci hanno dimostrato concretamente solidarietà: dai pensionati che mi hanno offerto aiuto per ripulire i locali, agli imprenditori e professionisti, tutti nostri clienti, che hanno promesso aiuti economici per poter far ripartire l'attività». I danni subiti raggiungono i 600mila euro. Non torna volentieri Mario, sulla notte maledetta. «C'è poco da dire. Anche noi siamo in attesa della relazione dei pompieri per capire cosa è accaduto. Sono stato avvisato a casa, ad Andrate, verso le tre. Mi ha chiamato Massimo Tosin, un amico che vive qui accanto. Ho visto bruciare la mia autofficina, pezzo dopo pezzo coi pompieri che si facevano in quattro sfidando il fuoco per salvare il salvabile. L'unica cosa che vorrei sottolineare è l'assenza di solventi esplosivi in officina. Abbiamo sempre usato vernici ad acqua. Le esplosioni? Erano gli pneumatici delle auto ricoverate che con il calore scoppiavano, così come sono saltati tutti i vetri». Domiliana guarda Mario e, con un pragmatismo tutto femminile, non lascia cadere il marito nei ricordi e lo afferra forte per un braccio quando gli occhi s'inumidiscono nuovamente. Dalla tasca estrae un bigliettino bianco con due numeri di telefono: 0125615297 e 3393545768. «Chi volesse mettersi in contatto per informazioni ci può chiamare. Lo dobbiamo ai nostri clienti, ai nostri figli. Ci rimboccheremo nuovamente le maniche. Questa fatalità la vogliamo dimenticare».