«Recessione finita, i suoi effetti no»

di Andrea Di Stefano wMILANO Danni «commisurabili solo con quelli di una guerra». La sentenza del Centro studi di Confindustria è pesantissima. «La profonda recessione, la seconda in 6 anni, è finita. I suoi effetti no» e parlare di ripresa è «per molti versi improprio», suona «derisorio». Il «Paese ha subito un grave arretramento ed è diventato più fragile, anche sul fronte sociale». Il quadro che emerge dalla relazione del Centro studi di Confindustria è a tinte molto fosche: «Le persone a cui manca il lavoro, totalmente o parzialmente, sono 7,3 milioni, due volte la cifra di sei anni fa. Anche i poveri sono raddoppiati a 4,8 milioni». È il bilancio di sei anni di crisi: «Le famiglie hanno tagliato sette settimane di consumi, ossia 5.037 euro in media l'anno». Dall'inizio della crisi (fine 2007) si sono persi 1 milione e 810 mila Unità di lavoro equivalenti a tempo pieno. Nello scenario di uscita dalla crisi, per l'Italia «il pericolo maggiore è il cedimento della tenuta sociale, con il montare della protesta che si incanali verso rappresentanze che predicano la violazione delle regole e la sovversione delle istituzioni». Di fronte a questa situazione drammatica l'impatto sulla crescita della Legge di Stabilità all'esame del Parlamento sarà «molto piccolo», dello «0,1 o 0,2» punti sul Pil del 2014, spiega il direttore del centro Studi di Confindustria, Luca Paolazzi. Poi, nel 2015 la manovra avrà «un effetto restrittivo della stessa entità di quello espansivo del 2014». «Un'occasione mancata», incalza il rapporto a proposito della legge all'esame del Parlamento. «Complessivamente si tratta di intervento modesto sul 2014 che ritocca marginalmente il deficit: in termini di Pil si tratta di qualche decimale (0,2%). E «per il 2015 e 2016 la correzione del disavanzo coincide sostanzialmente con le dimensioni delle clausole di salvaguardia». «L'Intervento principale proposto è quello sul cuneo fiscale - rilevano ancora gli economisti di via dell'Astronomia - ma le risorse stanziate non sono in grado di incidere significativamente». Parole che hanno irritato il presidente del Consiglio e prodotto un ennesimo scontro con il leader degli industriali. Enrico Letta da Bruxelles ha sottolineato che il suo obiettivo era, ed è, quello di «tenere in equilibrio la barca dell'Italia. Voglio che ci siano strumenti per la crescita senza sfasciare i conti pubblici - ha detto il premier - penso che gli imprenditori della Confindustria dovrebbero essere i primi a sapere che tenere i conti a posto vuol dire far calare gli spread, come oggi che siamo arrivati a 219, al punto più basso da due anni e mezzo a questa parte». Squinzi ha immediatamente replicato: «per la verità noi non abbiamo chiesto certo di sfasciare i conti, il nostro obiettivo è di allocare quelle poche risorse che ci sono in questo momento per non sfasciare il Paese». Il 2013 secondo la Confindustria si chiuderà peggio delle attese: il Pil calerà dell'1,8% invece di un precedente -1,6% e per il 2014 la previsione è +0,7% e dell'1,2% per il 2015 mentre Letta proprio il giorno prima aveva ipotizzato rispettivamente un +1% e +2%. Il gettito fiscale evaso in Italia sarebbe pari a 190 miliardi di euro, il 12,1% del Pil, circa 9 miliardi in più del 2011: è la stima calcolata dal Centro studi di Confindustria partendo dal dato 2012, 21,6%, al top nell'Eurozona. «Considerando questa entità di sommerso la pressione fiscale effettiva che grava sui contribuenti onesti in Italia sarebbe pari al 56,2% del Pil». ©RIPRODUZIONE RISERVATA