I due angeli sono marocchini

IVREA Due storie tragiche, ma a lieto fine. Due incidenti, diversi tra loro, ma con un comun denominatore: due automobilisti di passaggio che salvano madre e figlia rimaste ferite in un incidente stradale sulla tangenziale del Terzo Ponte ad Ivrea; ed un padre che salva moglie e figli dalla villetta in fiamme a Pont Canavese. Sabato primo giugno madre e figlia sono coinvolte in un incidente stradale avvenuto di sera sul Terzo Ponte di Ivrea. La donna, 43 anni, di Cascinette, della quale omettiamo le generalità per non rendere riconoscibile la figlia minorenne, viene ricoverata all'ospedale di Ivrea; la piccola, di appena 6 anni, è trasportata nella notte al Regina Margherita. Entrambe non sono in pericolo di vita, ma hanno riportato gravi traumi. A salvare loro la vita due automobilisti di passaggio che hanno estratto i corpi dalle lamiere contorte prima che l'auto potesse prendere fuoco. Con ogni probabilità se Hamid Khaouaouadhi e Rachid Saiad, entrambi di origine marocchina, non avessero assistito all'incidente e non si fossero fermati, nessuno avrebbe visto quella Fiat Panda caduta dal fossato e nascosta dal buio e dalla fitta vegetazione. L'incidente è accaduto poco dopo le 22. La donna, che aveva finito da poco di lavorare in un bar di Burolo, viaggiava insieme alla figlia in direzione Strambino. Era diretta alle Ferie medievali di Pavone, dove il marito è uno dei protagonisti dei duelli storici. All'improvviso, poco prima dell'uscita per l'area industriale di San Bernardo, l'auto ha sbandato finendo nel fossato e terminando la corsa contro un albero. «Io e il mio amico stavamo viaggiando nella direzione opposta - racconta Hamid Khaouaouadhi, 30 anni, procacciatore d'affari -. Stavamo rientrando a Ivrea dopo aver mangiato una pizza. Stavamo parlando, quando abbiamo visto quell'auto finire nel fossato. Abbiamo sentito un tonfo e poi una gran botta. Siamo tornati indietro e non senza qualche difficoltà abbiamo ritrovato la Panda». A quel punto i due amici scendono dalla loro auto e raggiungono l'utilitaria. Dal cofano della Panda esce del fumo. «Abbiamo pensato a un principio d'incendio e così abbiamo deciso di estrarre dall'abitacolo la donna e la bambina - racconta Hamid Khaouaouadhi -. La portiera del lato guidatore era bloccata e sono stato costretto a rompere il finestrino per aprirla. Le prime parole della donna sono state: «C'è anche la mia bambina, aiutatela. Vi prego». È stato tremendo: entrambe avevano il volto ricoperto di sangue, piangevano e urlavano per il dolore. Io ho tirato fuori la donna, mentre Rachid ha aperto il portellone e ha estratto la piccola che respirava a fatica. Subito dopo abbiamo chiamato il 118 e i carabinieri». Dopo essere state stabilizzate, mamma e figlia sono state trasportate all'ospedale. Qualcuno li ha già definiti eroi. «Nulla di tutto questo - puntualizza Hamid Khaouaouadhi -. Ho fatto, insieme al mio amico, quello che tutti noi dovremmo dovuto fare in questi casi: aiutare chi è in difficoltà. Un gesto di umanità spontaneo, un dovere civico. Ora mi auguro che mamma e figlia si rimettano al più presto». Invece, a Pont Canavese, nella notte tra mercoledì 12 e giovedì 13 giugno, Raffaele Lugli, 53 anni, ha salvato la moglie Gabriella Zoccali e i loro quattro figli dall'incendio che ha distrutto la villetta di via Roma. La famiglia è riuscita a mettersi in salvo e ad uscire in strada poco prima che il fuoco mandasse in frantumi i vetri e distruggesse la soletta. Secondo i vigili del fuoco l'incendio sarebbe stato originato da un cortocircuito al motore del frigorifero. L'abitazione è stata dichiarata inagibile, la parte risparmiata dalle fiamme è stata invece allagata dai vigili del fuoco che, con gli idranti, sono stati impegnati nelle operazioni di spegnimento. In seguito all'incidente la famiglia di Raffaele Lugli si è trovata praticamente senza casa, costretta a trovare una soluzione di emergenza e in attesa di poter tornare a vivere nella casa di famiglia acquistata dopo anni di sacrifici.