Alla Caritas +20% di richieste in 10 mesi

di Simona Bombonato w IVREA Pasta, zucchero, olio, il cappotto o le scarpe pesanti per i bambini e, ancora, quella tassa dei rifiuti troppo salata per una pensione di appena 500 euro. Sono sempre di più le persone che si mettono in fila alla Caritas diocesana eporediese di piazza Castello, a Ivrea. Sono il 20% in più da gennaio a ottobre, 6mila in tutto a fronte dei 5mila dello scorso dicembre. L'allarme povertà fa sì che i due dormitori siano sempre al completo, sia quello da sette posti assegnati giornalmente, sia un secondo dove trova alloggio da tre a sei mesi chi ha un lavoro ma non è ancora in grado di pagare l'affitto. Entrambe le strutture sono aperte per regolamento solo a utenti maschi. La novità è che entro l'estate Ivrea avrà un dormitorio femminile, due-tre posti iniziali per accogliere donne in situazioni di indigenza o maltrattate, anche con figli. Per questo «abbiamo chiesto i finanziamenti alla Caritas nazionale e contiamo di aprire tra sei mesi dopo una ristrutturazione economicamente non impegnativa», dice Emiliano Ricci, direttore della Caritas diocesana eporediese che coordina un insieme di 14 Caritas parrocchiali, per un totale di 180 volontari di cui 35 solo a Ivrea. Del resto, gli indicatori della crisi descrivono un quadro a dir poco drammatico. Seimila assistiti a ottobre nelle 141 parrocchie a cui fa capo la Caritas di Ivrea, per un totale di 1900 nuclei familiari che hanno chiesto aiuto almeno una volta dall'inizio dell'anno (1.700 nel 2012). Significa il 13% in più da marzo, il 20 dal 2012. La misura dell'emergenza è tale da mettere in difficoltà anche il banco alimentare di Moncalieri che rifornisce le scorte di cibo: al quinto anno dall'inizio della crisi, il banco riesce a soddisfare appena il 60% delle richieste. Il resto, viene acquistato direttamente dai volontari grazie alle offerte di privati e aziende, che fortunatamente non mancano, il fresco recuperato tutte le mattine nei quattro supermercati Carrefour e Bennet di Ivrea, Pavone, Castellamonte. Numeri in crescita da interpretare a seconda dell'età di chi si mette in fila: c'è sempre il pensionato con la minima, ma anche un numero in aumento di disoccupati dai 50 anni in giù, italiani 7 volte su 10. «Tantissimi vengono qui per il lavoro – nota Ricci al riguardo – ma noi purtroppo non siamo un ufficio di collocamento. Dopo l'estate abbiamo avuto un boom inaspettato di richieste per i libri di scuola e la Tares e ci aspettiamo un'ulteriore impennata per il metano. È importante però dire che noi non diamo direttamente soldi. E prima ancora cerchiamo di fare opera di educazione nella gestione del budget familiare, fondamentale quando le risorse sono così scarse».