«La Regione dica la parola fine al parco a tema»
La chiamata dei piccoli azionisti di Mediapolis, nella sede di Confindustria Canavese, da parte dell'ex amministratore delegato Sergio Porcellini è per venerdì 20 dicembre, ore 17. Porcellini è stato, per anni, il volto e l'anima di Mediapolis sul territorio. Adesso, in una lunga lettera ai soci, propone una manifestazione di protesta davanti alla sede della presidenza della Regione Piemonte, una causa di risarcimendo danno ai funzionari e una denuncia penale per omissione d'atti d'ufficio. di Rita Cola wALBIANO Tempo scaduto. Il Fai, Fondo ambiente italiano, rinnoverà la richiesta alla Regione di considerare esaurita la procedura burocratica per il parco a tema Mediapolis, restituendo le aree alla destinazione iniziale, ovvero agricola e naturale. Lo aveva già chiesto formalmente alla Regione, il Fai, e non aveva ottenuto risposta e ora si appresta a rifarlo sostenendo che l'accordo di programma del 2009 è esaurito, così come tutte le procedure burocratiche aperte e, di fatto, mai chiuse. E se ci sono responsabilità per la perdita del denaro investito dai piccoli risparmiatori del territorio, che hanno creduto in Mediapolis, queste vanno ascritte ai vertici della società e non alla burocrazia o alle associazioni che hanno, in un percorso democratico, sottolineato carenze e contraddizioni. Non lo ha mai fatto e non le manda a dire, il Fai, Fondo ambiente italiano, a Sergio Porcellini, architetto, ex amministratore delegato di Mediapolis e ora piccolo socio (0,1%) che chiama a raccolta i colleghi che hanno investito per dare vita da un lato a una causa e dall'altra a una manifestazione davanti alla Regione. Nella ricostruzione di sette pagine che Porcellini ha fatto e ha inviato ai soci non risparmia critiche al Fai, reo di avere sempre ostacolato il progetto. Critiche alle quali il Fai intende rispondere. «Porcellini, richiamato all'azione di fronte all'emergenza di un fallimento da evitare, spara a zero contro la Regione e contro il Fai, responsabili a suo dire dell'insuccesso dell'operazione», sottolineano i responsabili del Fondo ambiente italiano. «Ma noi crediamo che l'origine dei guai di Mediapolis sia un'altra: sono dovuti alle forzature di un progetto che, al di là della scelta infelice del luogo, fatta senza tenere in alcun conto il contesto ambientale, storico e naturalistico, non ha mai convinto nessuno, come è confermato dal lungo elenco di partner indicati dallo stesso Porcellini, fuggiti ben prima che si riscontrassero tempi più lunghi del previsto». Il Fai ricorda come l'elenco dei partner e dei contenuti del parco sia cambiato più volte «senza che mai siano stati modificati le previsioni e gli impegni sottoscritti, che prevedevano un investimento unitario di 450 milioni di euro». Importo che, nell'arco del tempo, «è stato più volte modificato in comunicazioni informali, facendo supporre cambiamenti importanti rispetto al progetto presentato nell'accordo di programma». Accordo di programma che prevede una scansione precisa dell'iter autorizzativo per i lavori e che, a un certo punto del percorso, chiede la presentazione «di un quadro economico validato dagli enti istituzionali preposti all'erogazione delle risorse finanziarie». Ora la partita Mediapolis è nelle mani del tribunale fallimentare. La società ha presentato richiesta di concordato in bianco e il tribunale di Ivrea ha concesso loro il termine del 10 gennaio per la presentazione del piano per la tutela dei creditori. E se l'ad Alfredo Villa ancora punta a realizzare il progetto, per il Fai, siamo invece ai titoli di coda della faccenda. The end.