Il no dell'Ucraina alla Ue a Kiev monta la protesta
ROMA E' il «caso Ucraina» a tenere banco al vertice dell'Unione europea con i sei paesi partner dell'est, a Vilnius. Sotto i riflettori la possibilità di una firma «last minute» dell'accordo di associazione tra la Ue e il governo di Kiev, dopo il dietrofront fatto dal governo ucraino giovedì scorso. A caricare di aspettative il summit è la protesta che sta montando nella capitale ucraina, con l'appello della leader dell'opposizione Iulia Timoshenko, che ha chiesto «fortemente» ai leader dei 28 di firmare l'accordo «senza esitazione e senza condizioni, inclusa quella riguardo al mio rilascio». In precarie condizioni di salute, Timoshenko sta facendo lo sciopero della fame, come segno di solidarietà con la protesta. «Lavoreremo per vedere se è possibile recuperare, però confesso che la preoccupazione è parecchia», ha detto il premier Enrico Letta, prima di fare il suo ingresso alla cena di lavoro dei leader dell'Ue con i capi di governo di Ucraina, Georgia, Moldavia, Armenia, Azerbaijan e Bielorussia. Il governo di Kiev, sotto la forte pressione da Mosca, ha spiegato il congelamento della firma con motivazioni economiche. Ma l'Unione europea non si presta al gioco, perché sa che il Cremlino non gradisce l'accordo di associazione con la Ue e che la Russia ha minacciato l'Ucraina di chiudere le sue frontiere alle esportazioni ucraine e di non assicurare la fornitura di gas. Martedì, il primo ministro aveva detto chiaramente che l'Ucraina non deve firmare alcun accordo con l'Ue prima della conclusione di un negoziato a tre che riunisca Mosca, Kiev e Bruxelles allo stesso tavolo. «Ma una partnership con i 28 è un impegno, non un gioco al rialzo a chi fa l'offerta economica più alta o batte più forte sul tavolo» ha detto l'ex presidente dell'Europarlamento, Pat Cox, aprendo i lavori del Forum della società civile nella capitale lituana. Piuttosto, un accordo con l'Ue è «un'occasione unica di invertire il calo degli investimenti diretti in Ucraina e dare slancio ai negoziati con il Fondo monetario internazionale», ha spiegato il commissario europeo alla politica di vicinato, Stefan Fule. Perché a mettere la grossa cifra per aiutare Kiev sarebbe l'Fmi, con dietro il sostegno dell'Ue. La proposta di Mosca e Kiev di tenere con Bruxelles colloqui a tre sull'accordo Ue-Ucraina poi è del tutto esclusa. La cancelliera Angela Merkel al suo ingresso non ha usato mezzi termini: «Non c'è speranza che l'accordo venga firmato questa volta». Un colloquio di un'ora e mezzo fra il presidente Viktor Ianukovich con il presidente dell'Ue, Herman Van Rompuy e con il presidente della Commissione Ue, José Manuel Barroso, sembra non abbia cambiato il quadro. A Kiev intanto risuona la protesta dei migliaia in piazza pro-Ue.