FARMACI, CIBO E CHIRURGIA LE NUOVE SFIDE
di MARIANNA BRUSCHI Direttore del laboratorio di biologia dello sviluppo all'università di Pavia, ordinario di zoologia, accademico dei Lincei, Carlo Alberto Redi porta oltre i confini di Pavia lo sguardo della scienza. Professore, la linea del tempo cosa ci racconta? «Abbiamo passato il secolo della Chimica, l'Ottocento, e quello della Fisica, il Novecento. Oggi siamo nel millennio delle scienze della vita, oggi è tutto Dna». Presente e futuro sono legati alla conoscenza della biologia? «Le società avanzate basano il proprio vivere sulle scienze della vita e sulle sue applicazioni: come nasci, come lasci il pianeta, cosa mangiamo. Anche l'economia è basata su innovazione e ricerca che derivano dalla biologia, con la genetica come punto forte. La biologia da scienza della descrizione del vivente è divenuta biologia che sintetizza il vivente». Oggi su cosa si concentra la ricerca? «Le attuali aree di ricerca e applicazioni della biologia sono rivolte alla produzione di capacità in grado di rispondere alle esigenze di industria ed economia, tramite la fabbricazione di strumenti biologici». Ci può fare qualche esempio? «Sono strumenti per produrre nuovi materiali, come plastiche biodegradabili e combustibili da prodotti alimentari. Ma anche per produrre circuiterie bio-elettriche a nano scala. E poi strumenti per controllare il comportamento delle membrane cellulari, per esempio sviluppare biosensori artificiali. Ma la biologia aiuta anche a rilevare e trattare patologie». Cosa produrremo nei prossimi anni? «È ragionevole pensare che entro il 2020 produrremo nuove molecole, biocarburanti e cibo, organismi fotosintetici capaci di raddoppiare la loro biomassa in poche ore. Ma anche farmaci da somministrare in modo più efficiente, per esempio vaccini, cellule staminali». Si ragionerà su nano scala anche con applicazioni nelle cure mediche? «Oggi radio e chemioterapia dobbiamo usarle per necessità, ma servono per tamponare non per curare. Dovremo quindi trovare il modo per colpire la staminale cancerosa, avere una cellula istruita ingegnerizzata che possa riconoscere le cellule cancerose, trovando così il "killer". E oggi abbiamo già una capacità tecnologica che ci permette di lavorare in nano scala». Altre applicazioni? «Sarà possibile la costruzione di strumenti di nano memoria capaci di sfruttare le abilità di certi batteri di navigare il debole campo magnetico terrestre usando le nano particelle di magnetite». Tra gli strumenti richiesti dal mercato citava bio carburanti e cibo. «Sì, perché oggi servono 15.623 litri d'acqua per produrre un chilo di carne. Non sarà più possibile». Cosa vede nella medicina dei prossimi anni? «Una medicina personalizzata, che significa per esempio prendere un farmaco con una molecola pensata per me, anche rispetto alle quantità e non agli standard usati oggi». Oggi cosa è considerato rivoluzionario ma che sarà presto la normalità? «Oggi gli Organismi geneticamente modificati sono contestati, ma sarà superato questo momento. Dall'alimentare a tutte le sue applicazioni sarà una cosa normale. Ci sono molte cose oggi considerate rivoluzionarie, basta pensare ai Nobel per la chimica di quest'anno». Martin Karplus, Michael Levitt e Arieh Warshel hanno ricevuto il Nobel per aver sviluppato modelli in grado di descrivere reazioni chimiche complesse con l'uso del computer. Sarà una normale rivoluzione? «Hanno sviluppato la capacità di disegnare molecole e provarle in vitro. Questo ci permette di correre per trovare nuove applicazioni farmacologiche, mentre prima ci volevano vent'anni. I premi Nobel per la chimica hanno disegnato al computer le molecole, è stato rivoluzionario. Fra qualche anno sarà la routine». Altre rivoluzioni in corso? «Oggi stampare in tre dimensioni sembra una rivoluzione. Ma a breve faremo degli organi con questa tecnologia: alcune ghiandole si potranno fare nel giro di qualche anno. I primi ad aver pensato all'uso della stampante 3D in medicina sono stati i ricercatori della Scuola di Stanford». Lo sguardo non si ferma sulla linea del tempo. «Solo la fantasia dei biologi e le richieste della società civile paiono essere limiti alla costruzione di nuovi organismi viventi per i più svariati impieghi». @MariannaBruschi ©RIPRODUZIONE RISERVATA