Bertot, procedimento per incandidabilità

RIVAROLO Il Ministero dell'Interno ha avviato un procedimento per l'incandidabilità di Fabrizio Bertot. È una delle conseguenze dello scioglimento del Comune di Rivarolo per presunte infiltrazioni mafiose. La notizia arriva direttamente da fonti del Viminale, mentre da Palazzo Giusiana, ad Ivrea, non trapela nulla sul procedimento (a cui dovranno presenziare un giudice eporediese, un procuratore, probabilmente della Direzione distrettuale antimafia di Torino e un avvocato della prefettura), ma c'è la conferma dal Ministero che la pratica sarà gestita dallo stesso tribunale. Se condannato, l'ex sindaco di Rivarolo, oggi europarlamentare, sarebbe obbligato a saltare il primo turno elettorale delle elezioni regionali, provinciali e comunali. Forse, la legge potrebbe lasciargli aperto un varco per la ricandidatura alle europee del 2014 (la norma, in questo senso non è chiara), a cui egli vorrebbe partecipare come preannunciato solo poche settimane fa. La richiesta di avviare il procedimento era stata promossa dai componenti la commissione prefettizia nominata dopo l'arresto dell'ex segretario comunale Antonino Battaglia. I commissari erano rimasti a Palazzo Lomellini per alcuni mesi setacciando un'infinità di documenti relativi ad atti assunti dall'esecutivo Bertot negli ultimi anni. Nel mirino, soprattutto appalti ed affidamenti di lavori pubblici a ditte che sarebbero state, in qualche misura, in contatto se non legate alla 'ndrangheta. Nella relazione dell'ex prefetto di Torino Alberto Di Pace, inviata il 6 marzo 2012 al Ministero dell'Interno, il funzionario scriveva: "Si ritiene altresì, di sottoporre alla valutazione della signoria vostra anche la possibilità di proporre, in ragione di quanto emerso dall'istruttoria, i provvedimenti di incandidabilità". Nel documento venivano ripercorsi, grazie agli atti dell'indagine Minotauro e gli accertamenti della commissione, i presunti legami tra l'amministrazione comunale e le ditte (anche qui c'è la presunzione) legate direttamente o indirettamente alla criminalità organizzata e alcuni boss, i lavori pubblici concessi a queste ditte e l'apporto elettorale che sarebbe stato procurato dalla 'ndrangheta a Bertot. La procura di Torino, nella memoria finale consegnata ai giudici del processo Minotauro (che termina oggi, con la sentenza), scrive che "occorre svolgere ulteriori accertamenti sulla condotta di Fabrizio Bertot in relazione alla violazione di cui all'art. 416 ter c.p.", cioè il reato di voto di scambio politico mafioso, l'accusa per cui sono imputati l'ex segretario comunale di Rivarolo, Antonino Battaglia, e l'imprenditore Giovanni Macrì. Secondo i pm i due imputati avrebbero promesso 20mila euro ai boss mafiosi Giuseppe Catalano e Giovanni Iaria in cambio del sostegno elettorale di Bertot. Le richieste di nuovi accertamenti della Direzione distrettuale antimafia sono sorte dalla necessità di capire meglio la vicenda, emersa durante il processo, della fattura di 20mila euro della ditta Fratelli Macrì trovata alla Stamet, azienda dell'ex sindaco. A questa fattura corrisponderebbe un pagamento. Secondo gli inquirenti potrebbe trattarsi della cifra richiesta dagli 'ndranghetisti in cambio del supporto elettorale a Fabrizio Bertot nelle scorse elezioni europee del 2009. Andrea Giambartolomei ©RIPRODUZIONE RISERVATA