Il ct Prandelli: «Al Mondiale sarà un'Italia d'attacco»

ROMA Un'Italia all'olandese. Capace solo di attaccare, anzi di rischiare tutto in campo. E col tabù delle mogli in ritiro definitivamente caduto. Nel processo di rinnovamento azzurro, Cesare Prandelli fa un ulteriore piccolo passo in avanti. «Siamo nati per attaccare, se gestiamo diventiamo una squadra come tante altre: e allora al Mondiale voglio un'Italia capace di rischiare tutto», dice il commissario tecnico. Intanto, all'attacco ci va lui. Contro ogni pregiudizio. «In Confederations – dice tracciando il bilancio dell'anno e con un occhio al Mondiale alle porte – abbiamo aperto il ritiro a famiglie e bambini: la risposta è stata molto buona, aiuta a stemperare. Lo proporrò ai ragazzi e vedremo come fare, sono loro a dover rimanere tranquilli: diciamo che un ritiro all'italo-olandese mi andrebbe bene». In principio fu l'Olanda di Cruyff, una rivoluzione culturale in campo e anche nel sesso. «Sarà un Mondiale molto, molto complicato logisticamente – afferma Prandelli, alle prese anche con la scelta del ritiro –: le distanze, il clima... Assomiglia a Usa '94». Che stila la sua "pagella". «Se guardo al bilancio 2013, è più che positivo, tra Confederations e qualificazione anticipata, ci manca solo una vittoria con l'Armenia – sottolinea riferendosi alla mancato obiettivo della testa di serie – Ma la classifica Fifa andrebbe rivista: non abbiamo perso una partita di qualificazione in tre anni ma siamo penalizzati dalle amichevoli. E io abolirei gli spareggi europei, basta fare più gironi. Tenendo conto del blasone delle squadre: che senso ha che la Francia se la sia giocata con la Spagna e ora sia in questa situazione?» Il punto di Prandelli, invece, è un'Italia d'attacco. «Rossi aveva entusiasmato prima dell'infortunio, ora è tornato ancora più forte nel carattere: ma se che ora viene il difficile, deve lavorare il doppio degli altri. Quanto a Balotelli, gli ho fatto i complimenti di persona ieri e li ripeto pubblicamente. Questo è il Balotelli che vogliamo sempre».