Il Papa risveglia i cuori eporediesi

MONTALTO Papa Francesco ha conquistato il mondo intero. La sua semplicità e genuina simpatia hanno fatto breccia anche nei cuori dei canavesani. Lo testimoniano i parroci dell'Eporediese che quotidianamente raccolgono «parole di apprezzamento e di palpabile curiosità» verso un Pontefice che, come afferma don Luciano Valle, alla guida della parrocchia di San Cristoforo a Banchette da 37 anni, ha inaugurato «uno stile più accogliente che suscita simpatia nella gente». Dello stesso parere anche don Giuseppe Bischi, classe 1929, sacerdote di lungo corso che, da ben 56 anni, regge la parrocchia di Loranzè. Don Nicola Alfonsi, parroco di Montalto, evidenzia: «Negli ultimi tempi si sia registrata un maggior coinvolgimento nelle attività della parrocchia e, in particolar modo, nelle opere caritative che lo stesso Papa Francesco, animato da un profondo amore per gli ultimi, invita a compiere. Un altro esempio concreto e particolarmente significativo dell'influenza del Pontefice sulla gente – aggiunge Alfonsi – è la scelta di due giovani parrocchiani che, all'età di vent'anni, hanno scelto di ricevere i sacramenti perché, a loro dire, si sono riconosciuti in questo rinnovato modello di Chiesa che anche molti di noi sacerdoti ora sentono più vicina e presente». Papa Francesco ha il grande merito di aver creato un ponte tra le istituzioni ecclesiastiche, finora percepite come un sistema gerarchico avulso dalla quotidianità della fede, e la gente. Una vicinanza che lo scorso giugno hanno potuto sperimentare in prima persona i neo cresimati che don Piero Agrano, alla guida delle parrocchie di Bollengo e di Palazzo Canavese, e neodirettore dell'Ufficio catechistico diocesano, ha accompagnato all'udienza papale del mercoledì in Vaticano: «In quell'occasione abbiamo riscontrato una grande semplicità e una calorosa accoglienza. Papa Francesco ha conquistato la simpatia e l'affetto della gente. Lo percepisco nel rapporto quotidiano con i miei parrocchiani. Credo infine che la recente apertura dimostrata dalla Chiesa, su alcuni temi che prima non toccava, sia un fatto molto positivo, che a volte spiazza anche noi preti». «Sono stato responsabile delle missioni per oltre vent'anni - afferma don Gianni Giachino, parroco di Albiano e Caravino – e girando il mondo ho capito che laddove la Chiesa viene incontro alle persone e si basa su un rapporto di reciprocità si vive meglio. Per questo motivo spero che, dal Sinodo sulla famiglia (che dovrebbe trattare anche temi come divorziati risposati, nullità di nozze e coppie di fatto, ndr), convocato dal pontefice, scaturiscano decisioni che, in un'ottica di apertura, aiutino le persone a risolvere i problemi morali alla base delle loro scelte». Secondo don Leo Bovis, parroco di Borgofranco e amministratore parrocchiale a Settimo Vittone, in seguito alla rinuncia di don Angelo Macaluso «non si può negare che il Pontefice sia, per certi versi, un profeta ma la vera conversione è un percorso che ha bisogno di spazi di riflessione e preghiera. Occorre dunque un lungo cammino di fede perché non si risolva in un fuoco di paglia. Francesco ci ha indicato la giusta via». Paola Principe