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IVREA Al lavoro. Riunioni periodiche, del tavolo di coordinamento per la preparazione del dossier guidato da Renato Lavarini. Partecipano la Fondazione Olivetti, il ministero dei Beni culturali sia a livello centrale che nella sua articolazione territoriale della Sovrintendenza, il Comune di Ivrea, la Regione Piemonte e la Provincia di Torino. Un gruppo di lavoro che ora si trova con un obiettivo preciso e un cronoprogramma altrettanto preciso. Perché è arrivato il momento di fare un salto nella concretezza e, passo dopo passo, dare vita al dossier per l'Unesco. Quale sarà il primo passo? «Ora il primo obiettivo del tavolo sarà quello di definire i criteri della cosiddetta buffer zone, zona tampone. Si tratta, in pratica, di aree di prossimità al di fuori delle core zone, zone di eccellenza, ma che hanno comunque un significato». Il dossier è un documento complesso. Da quante parti è composto? «C'è una parte tecnica, sugli edifici, importantissima. E poi ce ne sono altre, altrettanto importanti. C'è tutto quanto riguarda gli aspetti socio-culturali, sul coinvolgimento della popolazione. I commissari, quando verranno sul posto, dovranno valutare il livello di coinvolgimento della popolazione, delle proprietà degli edifici, degli enti pubblici e privati e di tutti gli stakeholder, i gruppi portatori di interesse collettivo, che entrano nel progetto». C'è poi, la partita della gestione. È così? «Si. Il piano di gestione del bene è parte integrante del dossier. È un'opportunità di valorizzazione e sviluppo della comunità e del territorio». I tempi? «Il dossier dovrà essere consegnato nel febbraio 2015». (ri.co.)