Pd, Renzi all'attacco sulla legge elettorale
ROMA Qualcuno lo vede come un remake di quanto già accaduto sull'amnistia. Matteo Renzi fa uno scatto in avanti, magari anche in linea con quanto sostenuto dai più nel partito, ma questo diventa un argomento di divisione tra i Dem. È quanto accaduto oggi sul fronte della legge elettorale. Con il sindaco che, forte, tra l'altro, dei nuovi pesi, anche all'interno dei gruppi parlamentari, manda a dire a chi sta trattando in Senato sulla riforma che i Dem devono puntare sul doppio turno e non su altri modelli come il sistema ispanico che, a suo avviso, condannerebbe il paese a perenni larghe intese. «È un elemento imprescindibile», dice Matteo Richetti, deputato vicino a Renzi in una riunione convocata da Guglielmo Epifani al partito sul tema con quanti si stanno occupando della riforma, da Anna Finocchiaro a Luciano Violante e seguita poi da una riunione del gruppo del Pd del Senato. Peccato - è la replica che viene dall'altra parte - che questa sia la storica posizione del Pd ma sia altrettanto invisa al Pdl che, forse, accetterebbe di prenderla in considerazione ma solo al termine delle riforme costituzionali. Insomma - è l'accusa dei suoi detrattori - Renzi ancora una volta fa propaganda facendo passare per "inciucista" chi sta trattando, peraltro nel solco di quanto indicato dal Quirinale che anche oggi ha ribadito la necessità di modificare il Porcellum. La riforma, avverte il bersaniano Alfredo D'Attorre, «non diventi tema di propaganda congressuale» anche perché, aggiunge, il rischio è di non approdare da nessuna parte «visti i delicati equilibri che ci sono in Senato». Gli uomini vicini al sindaco sottolineano invece come non si possa «cedere a una deriva proporzionale», bisogna prendere l'iniziativa nella trattativa perché «è chiaro che nel Pdl c'è chi prova a snaturare la logica dell'alternanza». E il sospetto è che ci sia chi, nel Pd, condivide questa strategia proprio in chiave anti-Renzi. , Gianni Cuperlo, l'altro candidato alle primarie, chiede un intervento diretto del segretario Guglielmo Epifani per definire insieme la linea del Pd. Pesa la battaglia congressuale che è già partita e della quale ieri Epifani ha indicato i prossimi passaggi. «Tutti - ha ricordato il segretario - partono ai nastri partenza con le stesse possibilità ma nella consapevolezza che il segretario eletto lo sarà di tutto il partito».