Io lavoro: animatori, eco designer, deejay In vetrina 6mila offerte

di Simona Bombonato w IVREA Con la tre giorni di Io lavoro la domanda e l'offerta hanno abbandonato l'astrazione delle statistiche per assumere le facce e i nomi dei ragazzi che fanno la fila per un colloquio. A confrontarsi, da giovedì a sabato scorso, allo Juventus stadium di Torino, sono stati 12.500 giovani sotto i 35 anni e 6mila opportunità di impiego in Italia e all'estero provenienti da 85 aziende del turismo-alberghiero, della ristorazione, dello sport e benessere, il commercio, la grande distribuzione organizzata e l'agroalimentare, l'Information and communication technology e il Digital. Ecco cosa è uscito da quella che, chiusa la 15esima edizione dei record, è a tutti gli effetti la più importante job fair italiana. Profili alla mano, la carrellata delle posizioni aperte comincia con 94 chef, 24 cuochi capo partita, 27 aiuti cuoco, 420 allievi direttori punto vendita, 60 pasticceri, 60 macellai; continua con 47 baristi, 45 maitre, 40 eco-designer d'interni (designer di interni specializzati nell'utilizzo di materiali sostenibili), 23 front-office manager e 70 guest relation manager (sono l'uno il capo ricevimento in hotel, l'altro il responsabile delle relazioni con i clienti nei resort), 50 bagnini, 30 massaggiatori, 130 agenti di commercio, 65 direttori d'albergo, 25 programmatori informatici. E infine chiude, per i settori del Wellness e dell'intrattenimento, con 44 estetisti, 63 dj, 35 coreografi e 40 scenografi, 500 animatori, 550 istruttori sportivi. Insomma, una full immersion negli scenari aperti dalle realtà che stanno potenziando il personale e che, a Torino, si sono presentate proponendo tutti contratti a tempo determinato di almeno 6 mesi(nessuno stage). Al di là dei settori, viene da chiedersi quali sia il plus più fortemente tenuto in considerazione dai selezionatori. «Molto richiesta è la conoscenza delle lingue anche in professioni come il pasticciere – tira le somme l'assessore regionale al Lavoro Claudia Porchietto – oltre a competenze specifiche della figura professionale. Certamente è richiesta la disponibilità a muoversi in Italia e all'estero». Tra l'avere un mestiere in mano e prendere una laurea cosa paga di più allo stato dei fatti? Ancora Porchietto: «Sicuramente il lavoro legato alla conoscenza di mestiere è cresciuto. Ed è proprio per questo che ho lanciato i World skill, cioè le Olimpiadi dei mestieri. Nella prossima primavera li organizzeremo all'interno di Io lavoro per sdoganare l'immagine della formazione professionale come cenerentola dei percorsi d'istruzione». Entrando nei dettagli però sono comunque richiesti titoli di studio superiori o professionali. «E spesso questo non basta, visto che si domanda anche la conoscenza delle lingue. Quindi ormai il mercato del lavoro domanda un'alta specializzazione e il Governo italiano deve tenerne conto nella scelta di investimenti se non vuole intere generazioni perdute». Esempi? «Per quanto riguarda gli animatori, una posizione che potrebbe apparire poco appetibile, molte posizioni richiedono il diploma superiore. Così, ad esempio, per un nuovo resort in Spagna, dove servono animatori polivalenti con lingua tedesca. Nel caso di un allievo direttore di punto vendita di un grosso marchio nazionale è addirittura richiesta la laurea».