Vettel e la passerella mondiale

di Andrea Gabbi Sta diventando quasi disarmante lo strapotere della Red Bull e del suo alfiere principe Sebastian Vettel. Troppo forte il tedesco, troppo potente la vettura della casa austriaca per pensare a un testa a testa con qualsiasi altro avversario. Ormai è solo questione di tempo: già domenica a Suzuka il tre volte campione del mondo avrà l'occasione di chiudere i conti. La matematica dice che se Vettel arriverà primo e Fernando Alonso non riuscirà a fare meglio del nono posto il titolo finirà dritto dritto nella bacheca di SuperSeb. Probabilmente ci sarà da aspettare l'India per vedere il trionfo del tedesco, ma la sostanza non cambia. La verità è nel mezzo. La domanda che serpeggia nel paddock è chiara: Vettel è il più forte o sono i diretti avversari a essere nettamente inferiori? Per rispondere bisogna partire dai numeri, gli unici a non mentire mai. Il campione del mondo in carica viene da quattro Gp vinti consecutivamente, sei negli ultimi otto corsi in questa stagione. Sempre al comando anche in prova, mai una sbavatura in gara. In pratica ha dominato in lungo e in largo proprio quando gli avversari dovevano mettere la freccia. Se uno riesce a stravincere con costanza vuol dire che è un campione. Dall'altra parte c'è una Ferrari allo sbando, incapace di mettere in pista un prodotto decente per restare quantomeno in scia della Red Bull. E le altre scuderie (Mercedes e Lotus in testa) non è che abbiano fatto meglio. Volano gli stracci. Il clima in casa Ferrari è elettrico. Fernando Alonso è al limite della sopportazione. Ha fatto da scudo alle critiche per mesi, ricucendo il diario con la Red Bull a suon di prestazioni avvincenti. Ha alzato la voce nel momento giusto, quando cioè c'era ancora un po' di trippa per gatti. Niet. La Rossa non solo si è resa protagonista di una seconda parte di mondiale in calando, ma è pure riuscita nell'impresa di peggiorare la vettura che ora è solo la quarta o addirittura quinta macchina del Circus. Normale che l'asturiano sia frustrato, normale che non perda occasione per rimarcare la sua delusione, anche se nei toni ogni tanto si percepiscono degli eccessi. Ha ragione da vendere quando dice che i tre secondi posti ottenuti a Spa, a Monza e a Singapore non erano realistici. Sì, perché al momento la situazione veritiera è quella che si è concretizzata in Corea, con Nando incapace di superare la Sauber di Nico Hulkenberg. Non c'è tempo da perdere. Il cielo è grigio su Maranello, ma non tutti i mali vengono per nuocere. C'è infatti ancora un mese abbondante di gare da affrontare. Questi Gran premi devono avere due valenze: da una parte c'è da difendere la dignità conquistando il secondo posto nella classifica costruttori (la Mercedes attualmente è a un solo punto dalla Ferrari) e c'è da blindare la piazza d'onore di Alonso nel mondiale piloti. Poi però la testa deve essere rivolta al 2014, l'anno dei grandi cambiamenti. Il Cavallino Rampante ha l'obbligo di portarsi avanti, provando soluzioni alternative in tema di assetti e aerodinamica. Senza dimenticare il rapporto con la Pirelli, vero ago della bilancia di questa stagione. La Ferrari ha toppato, gli pneumatici italiani pure. Trovare una linea di stabilità non sarebbe male. Sentirsi appagati. In tema di futuro anche la Red Bull ha di fronte un bivio. Il miliardario austriaco Dietrich Mateschitz infatti ha ottenuto il massimo da un mondo, quello della Formula 1, ricco di insidie per gli investitori. In pochi anni ha portato il suo marchio ai massimi livelli, conquistando mondiali su mondiali. L'azienda produttrice di bevande energetiche può vantarsi di essere l'unica squadra (insieme con la Benetton) ad aver vinto dei titoli iridati con una denominazione non motoristica. L'investimento (pesantissimo) è stato pareggiato da una visibilità assoluta per la Red Bull che in questi anni ha moltiplicato esponenzialmente gli introiti. Continuare in questo mondo potrebbe portare a un sacrificio economico pesante, cosa che Mateschitz non vuole assolutamente. In futuro quindi arriverà un passo indietro da parte del magnate austriaco, si tratta solo di capire quando. Certo è che attualmente le qualità tecniche ed economiche di questa squadra sono inarrivabili per il resto della concorrenza. ©RIPRODUZIONE RISERVATA