Dall'olio al lusso
RIVAROLO Una vera holding criminale, che nel tempo ha saputo crescere ed evolversi. Alla conferenza stampa al comando provinciale dei carabinieri, il giudizio del nuovo procuratore di Ivrea, Giuseppe Ferrando, sugli intrecci della famiglia Mesoraca non lascia spazio all'interpretazione. «Siamo di fronte ad una vicenda in cui è chiaro l'imprinting famigliare – ha spiegato Giuseppe Ferrando, intervenendo alla presentazione dell'operazione Kith & kin, Amici e parenti – un mondo dove si evidenziano bene i collegamenti tra i diversi componenti del gruppo e di quest'ultimi con la Calabria». Un'attività che, nata da Ippolito e Maria, si è allargato al resto della famiglia ed agli amici, arrotolandosi su se stesso. «Le operazioni venivano eseguite con 24 diversi conti correnti – continua Ferrando – che impedivano così ai truffati di risalire all'identità dei componenti del gruppo criminale». Un'attività nata dalle firme illeggibili apposte in calce agli assegni scoperti che con il passare dei mesi si era affinata. «Nei comportamenti della banda – rimarca il procuratore – si nota una vera evoluzione sociologica. Osservando i prodotti acquistati con gli assegni falsi si vede bene come dopo aver iniziato con articoli alimentari e deperibili si passi subito alle lenzuola ed alle federe e poi di qui alle fisarmoniche pregiate e lavorate alle stufe, in un crescendo di importanza e di valore per poi arrivare all'acquisto di auto di lusso». Non è solo la merce a modificarsi nel tempo ma anche i meccanismi delle truffe. «All'inizio – spiega ancora Ferrando – i componenti della holding utilizzano assegni a vuoto, senza copertura corredati da firme illeggibili per passare poi a stampare in proprio assegni e banconote. In questo modo per la vittima diventa praticamente impossibile riconoscere la truffa, finché non si presenta a incassare l'assegno». L'unico modo per smascherare l'operazione sarebbe stato infatti di farsi consegnare il denaro in anticipo posticipando la consegna del bene. «Non mancano anche i momenti in cui alcuni componenti della banda poi identificati si compiacciono per i risultati dell'attività criminale – sottolinea Ferrando – nelle intercettazioni sono presenti diversi accenni alle attività pregresse, alle persone già truffate ed alla fiducia mal riposta». La banda, che aveva architettato le prime truffe per rubare parmigiano e generi alimentari alza così il tiro ed arriva a chiedere ai venditori di auto di fare il pieno prima della voltura. «In questo modo – conclude il procuratore – erano gli stessi ex proprietari a favorire il trasferimento delle auto in Francia. Un meccanismo quasi perfetto che ha permesso di far sparire in meno di tre anni quasi un centinaio di auto». Nilima Agnese ©RIPRODUZIONE RISERVATA