Migranti in fuga dall'orrore l'esempio di Chiesanuova

CHIESANUOVA Fatti concreti e non più soltanto parole di circostanza. Lo chiedono, dopo l'ennesima tragedia di migranti annegati al largo di Lampedusa, il sindaco di Chiesanuova, Giovanni Giachino e l'intera amministrazione comunale, da tempo sensibili nei confronti delle popolazioni che fuggono dalle guerre e dalla fame, rischiando di perdere la vita su barconi spesso alla balia di scafisti criminali. «Unendoci alla giornata di lutto nazionale – osserva il primo cittadino di Chiesanuova - vogliamo esprimere il nostro cordoglio ma soprattutto l'auspicio che le istituzioni e la comunità internazionale si decidano finalmente a considerare i migranti come persone e non come "flussi"». Fino al 2007, quando un incendio danneggiò la struttura che li ospitava, nel piccolo centro della Valle Sacra era in funzione un centro di accoglienza per rifugiati politici in grado di ospitare una dozzina di persone. «Alcuni anni dopo – aggiunge Giachino – abbiamo fatto un accordo con il ministero dell'Interno per accogliere, presso alloggi appositamente ristrutturati dal Comune e da alcuni concittadini, una quindicina di rifugiati politici provenienti non solo dall'Africa ma anche dal Medio Oriente. Si tratta in gran parte di famiglie con bambini che rimangono a Chiesanuova per sei mesi per poi lasciare l'alloggio ad altre persone». E non è finita. Circa tre anni fa, grazie al contributo della Compagnia San Paolo, della Fondazione Crt della Comunità montana Valle Sacra, dell'Anci e del Ministero dell'Interno è sorto, a poche decine di metri dalla chiesa parrocchiale di Chiesanuova, il Centro di incontro tra le culture, capace di ospitare un centinaio di persone. «Si tratta di un'importante struttura – spiega ancora il primo cittadino del centro collinare –, capace di ospitare convegni ed eventi, ma anche punto di integrazione di incontro sociale per tutta la popolazione». In marzo, in quella stessa struttura si è tenuta una manifestazione denominata "Primavera di legalità" con una mostra fotografica sull'emigrazione di ieri e di oggi e un convegno moderato da Maria Grazia Nemour, che ha visto la partecipazione di Marco Demichelis, storico del medioriente, Mustaphà Hajraoui, presidente della federazione regionale islamica ed Ilda Curti assessore alle politiche di integrazione del Comune di Torino. Testimonianze sono state portate da alcuni rappresentanti del centro Rar e del comitato La pace. Un esempio, quello di Chiesanuova, come pochi, e non solo in Canavese. Si può essere una piccola realtà e dimostrare di saper fare cose grandissime. Dario Ruffatto ©RIPRODUZIONE RISERVATA