Bruxelles: «Tragedia devastante»
di Lorenzo Robustelli wBRUXELLES «Ancora una volta piangiamo le vittime di una tragedia umana devastante» commenta su Twitter il presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz. «Condoglianze alle famiglie delle vittime» dal presidente della Commissione Ue Josè Manuel Barroso. «Sono sconvolta» scrive sullo stesso social network il commissario Ue agli Affari interni, Cecilia Malmstrom, invitando a fare di più contro «i trafficanti che sfruttano la disperazione umana». Si espone il commissario alle politiche regionali, Johannes Hahn, secondo il quale «l'Ue deve vedere come aiutare l'Italia». Purtroppo solo belle frasi. Perché la parola chiave in Europa è "egoismo": i migranti arrivano da te? Pensaci tu. Anche se, è evidente, per la quasi totalità delle persone che cercano di sbarcare in Sicilia la meta non è l'Italia. La calamita sono altri Paesi, l'Italia è solo un luogo di transito, ma gli anni passano, i migranti muoiono, e nella Ue non cambia niente. Le politiche migratorie sono pressoché interamente di competenza degli Stati e ciascuno vuole avere meno problemi possibile. Qualche barlume di comunitarizzazione è nel coordinamento, blando, nel controllo delle frontiere esterne ed una qualche collaborazione economica per gli stati che hanno confini esterni all'Unione. Anche sul diritto di asilo non c'è gestione comune: esiste un Agenzia per questo, ma il poteri sono limitati a «rafforzare la cooperazione pratica fra i paesi dell'Unione europea, sostenere i paesi i cui sistemi d'asilo e accoglienza sono sottoposti a forte pressione, e migliorare l'implementazione del sistema comune europeo di asilo». La tragedia di ieri ha colpito più forte di altre volte. Pochi giorni fa contammo 13 morti sulle spiagge del commissario Montalbano. Bruxelles «deplorò» la tragedia, si disse «vicina ai familiari delle vittime». Ieri sono morte probabilmente tre centinaia di persone, donne, bambini, uomini, ragazzi. L'Ue è «inorridita» ed esorta a «raddoppiare gli sforzi». In sostanza l'Unione osserva impotente l'ennesimo viaggio verso l'Italia finito in tragedia. Si sta ripetendo quel che accadde tre anni fa quando ci fu un'impennata negli sbarchi di gente che non voleva in realtà venire in Italia, ma che puntava alla Germania, alla Francia. Con Parigi ci fu uno scontro epico, si tentò in ogni modo di coinvolgere l'Ue, ma alla fine ci si arrese: l'Unione non ha potere sulla gestione dei flussi e non si trovò negli stati «inorriditi dalle tragedie» nessuna volontà di cooperazione con l'Italia che, da sola, deve controllare un enorme braccio di mare dal quale entra meno del 10% dei migranti che arrivano in Europa, anche se sono quelli che ci muoiono. Pure la cattolicissima Malta non muove un dito, con il pretesto di essere un paese troppo piccolo per accogliere migranti. Intanto l'Italia è stata ripetutamente condannata per la sua gestione dei migranti, dall'Ue e dal Consiglio d'Europa, ma, riconosce la svedese Malmstrom (che a breve sarà a Lampedusa) «nessun paese può affrontare da solo questo problema, per definizione è una questione che richiede un impegno a livello europeo». ©RIPRODUZIONE RISERVATA