Centinaia di morti davanti a Lampedusa

di Rosa Maria Di Natale wLAMPEDUSA Due giorni fa erano partiti in cinquecento da Misurata in Libia, a bordo di un barcone di quindici metri. Ieri solo 155 di loro hanno toccato terra da vivi, a Lampedusa, salvati dai soccorritori a bordo di pescherecci ma anche da pescatori e volontari su barche da diporto, ma soprattutto sopravvissuti ad un incendio divampato a bordo a mezzo miglio dall'isola dei Conigli e dalla spiaggia più bella del mondo. In questa strage di migranti per lo più somali ed eritrei, senza precedenti, dove a perdere la vita sono state tantissime donne, anche incinte, e molti bambini, stavolta il maltempo non c'entra, né le bastonate degli scafisti. A far scoppiare le fiamme sarebbe stato un gesto avventato, dettato dalla disperazione: una volta intravista la terra i profughi volevano farsi notare, così avrebbero incendiato una coperta. Ma la presenza di carburante sulla superficie del natante è risultata fatale. C'è chi parla di cortocircuito, ma c'è davvero troppa confusione per capire cosa è successo veramente. L'allarme è scattato nella notte dall'equipaggio di due pescherecci che si trovavano in zona. Il mare di Lampedusa si è trasformato in un immenso cimitero, dove ancora adesso galleggiano giubbotti salvagente, scarpe di bimbi o di donne, merendine. Ma è un cimitero anche il molo Favaloro, dove nel corso delle ore i cadaveri recuperati dall'acqua sono stati allineati per terra, in attesa che i mezzi di essere portati via. Le bare di legno sono già pronte. Le vittime - già di mattina se ne contavano 94 recuperate, in serata 127 - vengono caricate dai soccorritori e sistemate prima per terra, in fila e senza troppa distanza le une dalle altre, coperte da sudari di plastica, neri o blu. Lo spazio viene centellinato, perché da subito si intuisce che di quei corpi ce ne saranno ancora tanti, troppi. «Qui non c'è bisogno di ambulanze, ma di carri funebri», dice il medico del poliambulatorio Pietro Bartolo. Poi la decisione di utilizzare l'hangar dell'aeroporto, un capannone 40 per 40 che normalmente ospita gli elicotteri del 118, perché la camera mortuaria non ha più spazio. C'è però il problema dell'areazione, così si fa alla meno peggio e si accendono i condizionatori. A conti fatti mancano all'appello 250 persone, e solo a mezzogiorno si trova il relitto della barca, per gran parte sommerso, che ha funzionato come un "guscio della morte". Sotto dovrebbero esserci altri cento cadaveri. È un via vai di quattro pescherecci, di motovedette di Guardia costiera, Guardia di finanza, carabinieri e vigili del fuoco. Ma soprattutto di uomini e donne, molti in lacrime, che lavorano senza sosta nelle loro tutte gialle, bianche o arancioni, con o senza la mascherina. Uno degli scafisti è già nelle mani degli inquirenti. È un giovane tunisino, riconosciuto dai superstiti e fermato. Sull'isola intanto arrivano il ministro Angelino Alfano, che si reca a rendere omaggio ai morti e subito dopo incontra i sanitari. Poi il capo della polizia Alessandro Pansa, il presidente della Camera Laura Boldrini. Il sindaco di Lampedusa Giusi Nicolini si sposta tra le salme. È in lacrime, è indignata: «È un orrore», dice a tutti i giornalisti. «Venite a vedere cosa sta accadendo, qui ci vogliono le telecamere perché tutti possano vedere». Racconta di aver saputo dai sopravvissuti che i cellulari dei profughi sul barcone non prendevano. Invia un telegramma al premier Letta: «Venga a contare i morti con me», scrive. Devono trascorrere delle ore prima che i superstiti possano raccontare com'è andata: qualcuno di loro dichiara che sarebbero ben tre i pescherecci che li avrebbero visti senza fermarsi. Una circostanza tutta da verificare. I numeri fanno paura: tra i cadaveri a terra ci sono due donne incinte e quattro bimbi morti, di un'età compresa tra un anno e mezzo e tre anni. All'ospedale dell'Isola sono ricoverate due eritree e una di loro, incinta, era stata scambiata per morta. C'è anche una bambina con una grave ustione alla gamba. All'appello mancano ancora centinaia di dispersi. Intanto, la procura di Agrigento ha aperto un fascicolo per naufragio e omicidio plurimo dolosi. Poco prima del naufragio nell'isola era approdata un'altra carretta del mare con 463 persone a bordo. ©RIPRODUZIONE RISERVATA