Gruppo archeologico canavesano festeggia i primi quaranta anni

BOLLENGO Un'interessante serata accademica e una mostra di fotografie, documenti e materiali sono stati i momenti per festeggiare sabato e domenica scorsi nella nuova torre i primi quarant'anni del Gruppo archeologico canavesano: «Anni – dice Adele Ventosi , neo presidente del gruppo e regista dell'evento organizzato con la collaborazione dell'amministrazione comunale – in cui il nostro sodalizio si è dedicato alla ricerca ed alla tutela del patrimonio archeologico del territorio». Anni che sono stati ripercorsi sabato durante un'interessante serata con immagini e con i racconti di alcuni soci che non hanno dimenticato di ricordare alcune figure determinanti per la crescita e i risultati raggiunti dal gruppo archeologico. Come quella di Nino Vachino, che fu tra i fondatori del gruppo, e che concentrò molte delle sue ricerche nella scoperta dell'acquedotto romano di Ivrea. Al Gruppo archeologico canavesano (Gac), che dal 2011 è ospitato nel centro servizi polifunzionale di Bollengo, va il merito di aver certificato scientificamente e storicamente l'importanza di Ivrea, città romana ai tempi dell'Impero, fondata nel 100 avanti Cristo. Ma le loro scoperte sono state molto numerose: dalle incisioni rupestri raccontate da Enrico Gallo, alle chiuse longobarde illustrate da Ettore Cagliano. Nella sede operativa di via Cossavella il gruppo ha allestito un ‘esposizione didattica permanente, che raccoglie echi di mostre, organizzate nel corso degli anni dagli archeologi, documenti di grande valenza, una ricca biblioteca, fatta di seicento volumi, fino all'ultimo libro, edito dal gruppo "Antichi segni sulla roccia", che è arrivato alla terza ristampa. Senza dimenticare la ricca banca dati delle diapositive. Eh, sì perché il Gruppo archeologico canavesano la storia l'ha studiata, ma di storia ne ha anche una sua. Che comincia con la nascita del gruppo, nel 1973.. «Quando – ricorda Ventosi – abbiamo cominciato ad indagare un territorio vergine dal punto di vista archeologico». Le scoperte, quasi tutte, le racconta la sede: i siti rupestri, le statue megalitiche di Vestignè, vanto del museo di Courgnè, il pons maior , i cui resti sono stati scoperti ad Ivrea nel Naviglio, la celebre piroga di Vestignè che ci riporta indietro di mille anni, ai tempi di Re Arduino, e che costituisce la più antica testimonianza di trasporto fluviale esistente in Italia. Pannello, dopo pannello si scopre la storia di Eporedia, l'antico nome di Ivrea, dai tempi dei Salassi ed il ricco patrimonio architettonico di monumenti. Prossimo appuntamento per il gruppo sarà domenica 13 ottobre nell'ambito delle giornate internazionali delle archeologie ritrovate. Lydia Massia