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di Sara Ficocelli Una ventata di aria nuova, pulita, per la musica italiana. Questo sono le canzoni di Simone Cristicchi: divertenti, impegnate, orecchiabili, pugni nello stomaco che raccontano vite emarginate, piccoli drammi quotidiani, grandi speranze. L'aria pulita, del resto, è un po' la cifra stilistica del cantautore romano vincitore nel 2007 del festival di Sanremo con "Ti regalerò una rosa", uno che non è mai sceso a compromessi e che ha deciso di respirare aria sana anche a casa, allontanandosi dalla capitale per trasferirsi ai Castelli romani, dove ha anche un piccolo orto. I profumi della natura A casa Cristicchi i profumi della natura si mescolano ogni giorno a quelli che noi chiamiamo "cattivi odori", dalla terra polverosa alle muffe in cantina, passando per lo stallatico e il concime naturale. «Per me il concetto di "cattivo odore" non esiste, non qui almeno. Il polmone verde in cui vivo mi regala aromi di erba tagliata, di animali, di vita. Non ci sono aromi artificiali. Non ho bisogno di deodoranti o prodotti chimici per profumare la mia casa». Gli odori della gente Non è sempre stato così, per lui. Quando ancora viveva a Roma e per studiare era costretto a lunghi tragitti in autobus e in metro, Simone conviveva con gli odori della gente che lo circondava e spintonava, tra sudore, vestiti sporchi, fiati stanchi, sedili untuosi. Aria chiusa e carica di stress e bacilli, che però gli ha insegnato a stare in ascolto dell'umanità e ad amarne i racconti, regalandogli quella sensibilità che gli ha permesso, in 15 anni di musica e teatro, di dare voce alle categorie umane più disagiate. Storie da raccontare «Nel mio ultimo disco, "Album di famiglia", ho raccolto anche storie di persone anziane, valorizzando la memoria di un passato duro e affascinante. Ecco perché, rispetto ai dischi precedenti, ho abbandonato la musica elettronica, utilizzando strumenti più vicini alla tradizione popolare», spiega. A casa come in sala di registrazione, dunque, la parola d'ordine di Cristicchi è "ritorno al passato", attraverso le sensazioni più autentiche della vita. «Negli ultimi tre anni mi sono dedicato molto al teatro – continua – ho raccontato la vita all'interno dei manicomi, la tragica ritirata di Russia del '41 alla quale partecipò mio nonno Rinaldo, e infine ho approfondito una pagina di storia dimenticata, quella dell'esodo degli italiani in Istria, tanto da farne uno spettacolo, "Magazzino 18", che verrà presentato il 22 ottobre al teatro Rossetti di Trieste. Non credo di essere il classico cantautore, e anzi, rifuggo spesso questa etichetta: credo di essere un po' un caso a parte.  Diciamo solo che utilizzo la popolarità per fare quello che mi piace: raccontare le storie degli ultimi, della gente inghiottita dagli uragani della vita». L'impegno sociale Da sempre impegnato su temi "socialmente importanti", Cristicchi sente che questo è per l'Italia un momento doloroso, e non biasima i giovani che decidono di abbandonare il Paese cercando fortuna altrove. «Le energie vengono disperse. È faticoso, in queste condizioni, mantenere intatta la propria dignità. Ho cercato spesso di raccontarlo, nelle mie canzoni. Penso che l'Italia, senza una svolta, resterà un Paese per vecchi. È un momento di stallo totale», conclude. In radio con Frassica Malgrado gli argomenti di cui parla siano sempre serissimi, Cristicchi ha però un modo di affrontarli veramente piacevole, ironico, scanzonato. Non è un caso che Radio 2 gli abbia affidato, già da qualche tempo, un programma con Nino Frassica, "Meno male che c'è Radio 2", e che i teatri e le piazze dove fa spettacoli e concerti siano sempre gremiti. Difficile vederlo, nei video delle sue canzoni, vestire panni che non siano grotteschi, così come è difficile che non risponda se gli si scrive sui social network. Un cantautore alla mano, vicino alla gente e ai suoi problemi. Mica poco, con i tempi che corrono. ©RIPRODUZIONE RISERVATA