La strage nel Navy Yard opera di un solo killer

di Andrea Visconti wNEW YORK Non c'è stato alcun complice. Il responsabile della strage di Washington al Centro di Comando della Marina Usa era uno solo ed è morto nello scambio di proiettili con la polizia. Il secondo individuo che in un primo tempo le autorità stavano cercando è risultato essere niente più che l'ignaro possessore di un documento d'identità che sembrava essere stato usato da Aaron Alexis, l'uomo che lunedì mattina ha fatto fuoco al Navy Yard di Washington provocando dodici morti. Mentre vengono resi noti i nomi e i volti delle vittime emerge anche un quadro tanto completo quanto inquietante del trentaquattrenne ex-militare afro-americano Alexis. Ancora una volta in presenza di una strage viene a galla il tragico incrocio fra malattia mentale e accesso alle armi. Aaron, un nero originario di New York, era un militare che era stato nelle riserve dal 2007 al 2011. In quell'anno aveva cominciato a lavorare per la Marina americana come civile con un contratto di subappalto attraverso The Expert, una sussidiaria della Hewlett-Packard. Per questa azienda aveva passato cinque mesi in Giappone (fino al gennaio scorso) occupandosi di alcuni sistemi informatici della difesa Usa. Rientrato negli Stati Uniti, aveva continuato a lavorare per quella società e in luglio aveva ottenuto una "clearance" speciale che gli dava accesso al complesso di massima sicurezza del Navy Yard. «Per quello che ne sappiamo di lui non è certo il tipo che si mette a sparare», ha detto suo cognato Anthony Little parlando a nome di tutta la famiglia che ha appreso la notizia sbalordita. In realtà indicazioni che dietro al carattere mansueto di Aaron ci fossero esplosioni di violenza erano già venute in passato. Nel 2004, quando si trovava a Seattle, era stato arrestato per avere sparato colpi di pistola nei pneumatici di un furgone che gli ostacolava il parcheggio. Lui si era difeso dicendo di avere avuto un «momentaneo blackout». Un altro episodio di reazione violenta era avvenuto nel 2010 a Forth Worth, in Texas. Aveva terrorizzato una vicina di casa sparando colpi di proiettile nel suo soffitto attraverso il pavimento di casa sua. «Stavo pulendo la pistola e per errore è partito un colpo», si era giustificato lui negando che fosse stato un gesto intimidatorio nei confronti della vicina con cui c'erano state discussioni. Il padre di Aaron Alexis conferma che suo figlio aveva accusato stress mentale e si era rivolto a ospedali per seguire cure psichiatriche con cui tenere sotto controllo le sue improvvise esplosioni di rabbia. Stress di cui aveva incominciato a soffrire dopo avere partecipato ad azioni di soccorso a seguito della strage delle torri gemelle a New York. ©RIPRODUZIONE RISERVATA