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ISOLA DEL GIGLIO E' ancora notte fonda quando il gommone con a bordo Nick Sloane, cacciatore di relitti diventato una star, lascia la control room galleggiante dalla quale ha diretto le operazioni. In porto lo aspettano l'abbraccio dei gigliesi rimasti in attesa e i flash dei fotografi. «Abbiamo avuto un risultato eccezionale. Anche se c'abbiamo messo un po' di tempo in più è andata persino meglio di quanto speravamo», commenta sorridente il comandante. Il volto sereno e finalmente rilassato dopo le 24 ore passate incollato ai monitor. La festa è al bar Fausto e tra gli uomini in maglietta Titan scorrono fiumi di birra. C'è tempo solo per una telefonata. «Ciao Silvio», dice al cellulare mentre qualcuno sgrana gli occhi. Ma il numero non è quello di Arcore. Silvio è Silvio Bartolotti, il numero uno di Micoperi, il ravennate che nel 1996 ha rilevato la storica società di lavori navali. Il racconto della giornata più lunga Nick lo rinvia però alla conferenza stampa del pomeriggio, dopo qualche ora di meritato riposo. E all'appuntamento con la stampa che lo ha reso una celebrità mondiale, ci arriva tenendo per mano la moglie Sandra, appena arrivata dal Sudafrica. «Sapete, riesco a passare a casa si e no due settimane l'anno», scherza facendosi largo nella ressa di telecamere e giornalisti. «Le cose non potevano filare più lisce» mette subito in chiaro Sloane. «La nave non poteva adagiarsi sul falso fondale in maniera migliore. Ora è dritta con un errore di appena 0,5 gradi rispetto all'asse verticale: un particolare importantissimo per la buona riuscita dei lavori della prossima fase, quella del rigalleggiamento. E debbo dirvi che sono molto orgoglioso del mio staff autore di un lavoro straordinario». Poi il via alla raffica di domande. Qual è stato il nemico peggiore? «Il tempo. In mare è sempre il nemico peggiore: e infatti è stato un temporale a farci ritardare l'inizio delle operazioni. Dovevamo proteggere la parte elettronica della control room e non potevamo rischiare». Il momento peggiore? «Quando mano a mano che aumentavamo la forza vedevamo che la nave non si staccava dalla roccia. 6mila, 6.200 tonnellate. Eravamo molto tesi. Dovevamo indovinare il profilo della parete. Poi quando siamo arrivati a 6.800 la nave ha iniziato a muoversi e a scollarsi nel migliore dei modi. Allora abbiamo tirato il primo sospiro di sollievo». Certo altri momenti critici non sono mancati: ad esempio quando la nave ha raggiunto i 10 gradi di rotazione e poi i 20 sui 65 previsti. «Erano due momenti in cui eravamo certi che potessero verificarsi dei danni allo scafo. Ma per fortuna i materiali e le tecnologie impiegate hanno dato performance estremamente buone», continua Sloane. Quanto alla stanchezza, 24 ore di lavoro sono tante. «Ma quando ci sei dentro sai che non ti puoi fermare. In mare è così. Devi avere pazienza. Lo dicevo anche a mia moglie che mi mandava un sms dietro l'altro per dirmi di sbrigarmi». Pazienza. La stessa che ci vorrà adesso per procedere con la fase del rigalleggiamento. Il commissario Gabrielli ha detto ieri che «non sarà una passeggiata». «Dovremo eseguire lavori di riparazione sulla fiancata rimasta immersa, e anche se i danni sono minori del previsto, l'inverno qui non scherza. Nei punto dove lo scafo è ora convesso non potremo fare saldature subacquee e i cassoni di spinta dovranno essere assicurati non alla murata, ma alle 56 catene che la avvolgono. Insomma non è ancora finita», spiega il comandante. Poi un altro elogio ai suoi uomini "tutti specializzatissimi". «E' una squadra di cui sono molto fiero. In 16 mesi di lavoro 24 ore su 24 , 7 giorni su 7, abbiamo fatto 16mila immersioni in ogni condizione, ci siamo arrampicati sul relitto. Ma abbiamo avuto solo 24 incidenti minori. Roba da poco, piccole fratture e qualche graffio».(n.a.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA