«Francesco non è un nome ma un progetto nel futuro»
ROMANO «Francesco non è un nome, è un progetto». Parole di Leonardo Boff, il francescano teologo brasiliano di 75 anni, che da circa vent'anni si è ridotto allo stato laicale per forti divergenze con la chiesa di Roma. Oggi il teologo è al centro di un rinnovato interesse mediatico dopo l'apertura dei giorni scorsi del Papa nei confronti della teologia della liberazione. «Papa Francesco parla dal cuore, dice parole forti, dice che il pastore deve avere l'odore delle pecore, perché porta l'esperienza dell'opzione pastorale per i poveri. Papa Francesco è un gesuita intelligente - ha detto Boff -, ha fatto prima, con i suoi gesti, la riforma del papato per poi fare quella della curia, per la quale è stato eletto. Francesco è il primo di una nuova generazione di Papi che verranno a guidare la Chiesa dal terzo mondo: America Latina ed Africa, dove c'è la maggioranza dei cristiani». «Penso che avrò la possibilità di parlare con lui che ha mostrato interesse - ha sottolineato - . Credo che pensi ad una riconciliazione con la teologia della liberazione, della quale Papa Francesco non parla, ma agisce a favore dei poveri ed opera, con parole e gesti, per aprire a tutti le porte della Chiesa». Padre Leonardo ha fatto sosta a Romano, a conclusione del suo lungo tour di conferenze in difesa della terra tenute in tutta Europa, ospite del suo amico Giuseppe Laini che nel 1992 gli ha conferito, su mandato del consiglio comunale, la cittadinanza onoraria. È stato infatti lo stesso ex sindaco di romano Giuseppe Laini ha presentarlo al folto pubblico presente nel salone dell'ex mulino di Cascine, dopo il benvenuto dato all'illustre ospite dal sindaco Oscarino Ferrero. «Sono venuto a pagare le tasse come cittadino onorario romanese», ha esordito sorridendo Boff, ma il teologo ha subito smesso di scherzare e ha aggiunto: «L'eco-teologia della liberazione è nata ascoltando il grido della terra che in questi anni è stata sfruttata come i poveri e gli oppressi. E ora è la terra ad essere un grande povero che dobbiamo aiutare a salvarsi, per salvare noi stessi, perché il nostro è un piccolo pianeta limitato e non sopporta il progetto di sviluppo illimitato che oggi gli viene imposto». Padre Leonardo Boff ha quindi sottolineato: «La terra si autodifende con l'aumento del riscaldamento globale che, se aumenta di altri cinque o sei gradi come viene previsto dagli studiosi, in appena una decina di anni può far sparire molti degli organismi viventi che oggi conosciamo». Il teologo della liberazione, autore di quasi un centinaio di opere, è stato uno dei 23 studiosi (unico cristiano) chiamati a scrivere la "Carta della terra", con i principi ed i valori per salvare il pianeta. Ma il francescano brasiliano ha lamentato che poi i capi di stato ed i potenti del mondo, nonostante i ripetuti appelli di autorevoli studiosi, hanno rimandato fino al 2015 la decisione di intervenire, a partire dal 2020, per cercare un nuovo modello di sviluppo, e ha commentato, con una punta di inevitabile tristezza: «Se non sarà troppo tardi». «Per evitare una tragedia annunciata - ha concluso Leonardo Boff - la vera centralità di oggi è quella di cercare alternative per rispettare la terra e dare un futuro alla vita umana ed al pianeta». Sandro Ronchetti