Droga, la centrale era a Rivarolo

di Simona Bombonato wIVREA Duro colpo al mondo dello spaccio canavesano collegato a Torino che faceva affari da milioni di euro vendendo droga ai ragazzi. Ventenni che arrivavano a Rivarolo, la base dei pusher, muovendosi da Ivrea e da altri quindici paesi tra Eporediese e Alto Canavese. L'operazione ha visto in prima linea i carabinieri della stazione di Rivarolo con la compagnia di Ivrea. Giovedì mattina, 12 settembre, un blitz a Rivarolo ha portato alla notifica di 5 ordinanze di custodia cautelare tra pusher italiani e marocchini, sospettati di essere alla testa dell'organizzazione. L'inchiesta, tutt'ora in corso, è arrivata al punto di svolta in concomitanza con l'insediamento nel ruolo di facente funzione di Giuseppe Ferrando, che dal 20 settembre sarà nominato ufficialmente procuratore capo di Ivrea. Lui per primo, durante la conferenza stampa convocata alla compagnia dei carabinieri di Ivrea, non ha nascosto i due aspetti salienti emersi dall'inchiesta: quello che ha definito il «salto di qualità della criminalità locale dedita allo spaccio» e l'imponente richiesta di stupefacenti, specie di eroina, proveniente da consumatori poco più che adolescenti: «È un aspetto che fa riflettere». A Rivarolo c'era una vera e propria centrale dello spaccio di eroina, cocaina e hashish con sede in alcune abitazioni private di Rivarolo e ramificazioni in tutto il Canavese, da Favria a Feletto, Cuorgnè e Castellamonte a Ivrea e Montalto Dora. Acquirenti, ragazzi appena ventenni, molti studenti tra i quali anche un minore, tutti canavesani. L'hanno scoperta i carabinieri della stazione di Rivarolo con la compagnia di Ivrea dopo cinque mesi di indagini e un fitto intreccio di intercettazioni telefoniche che si sono concentrate su 24 utenze e hanno visto 70 persone identificate. L'inchiesta, iniziata a novembre e terminata a marzo dietro il coordinamento del pm Lorenzo Boscagli della procura di Ivrea, ha portato al blitz di giovedì 12 settembre. Cinquanta carabinieri della compagnia di Ivrea coadiuvati dalle unità cinofile di Torino e 15 mezzi hanno fatto irruzione all'alba nelle abitazioni dei soggetti accusati di essere al vertice del giro di droga, a Rivarolo. Sono finiti in manette, con custodia cautelare in carcere, quattro incensurati originari del Marocco, individui perfettamente integrati in Italia, tutti formalmente occupati. Si tratta di El Imali Rachid, 37 anni, Afyf Mohamed, 40 anni, Darouache Youssef (28), El Bannay Abderrahman Taoufik (36). Ai domiciliari un loro connazionale, Grimeh Adil, di 25 anni, mentre è stato notificato l'obbligo di dimora a Laabadla Youness, 20 anni, sempre del Marocco, e a tre italiani: Simone Scaringella, 22 anni, di Cuorgnè come Luigi La Paglia, 23 anni, Michele Torchia Roner, 24 anni. Altre quattro persone risultano ricercate. Nel corso dell'operazione denominata Farans, dal neologismo con cui i presunti complici chiamavano tra loro la droga, sono stati sequestrati modesti quantitativi di eroina e hashish, 90 grammi di marijuana, della canapa indiana, un coltello, materiale variamente assortito per il confezionamento della droga, 5mila euro in contanti, e persino alcune riviste sulla coltivazione della cannabis. La banda si sarebbe articolata al suo interno in due gruppi, uno specializzato nella vendita di eroina, l'altro di cocaina, rispetto ai quali gli elementi apicali erano il punto di connessione. Ai vertici dell'organizzazione ci sarebbero stati gli stranieri che avrebbero impartito gli ordini agli italiani. Questi ultimi, intercettati telefonicamente nei loro rapidissimi contatti con gli acquirenti, usavano un linguaggio criptico ispirato alla movida. Nelle telefonate le indicazioni sul numero di dosi diventavano «usciamo in tre» o «andiamo a mangiare la pizza in quattro». Conversazioni in arabo e didascaliche, invece, tra quelle che gli inquirenti ritengono le figure di vertice. Proprio le intercettazioni telefoniche hanno rivestito un ruolo cruciale per l'avvio e lo sviluppo dell'inchiesta. Il traffico di stupefacenti è emerso per caso infatti durante le intercettazioni telefoniche finalizzate a risalire ai responsabili di una rapina messa a segno ai danni di un supermercato di Rivarolo (indagini tutt'ora in corso). Dalle conversazioni, però, sono emersi via via i tasselli del mosaico. I carabinieri sono riusciti così a fare chiarezza su un giro che ha portato alla scoperta di 400 cessioni di stupefacenti. I consumatori, tutti giovanissimi, dopo aver preso accordi telefonicamente si spostavano verso Rivarolo. Lo spaccio avveniva dentro casa dei pusher o nelle vicinanze delle loro auto, in modo tanto rapido che per mesi nessuno ha notato movimenti sospetti, nemmeno i vicini. L'attività illegale avrebbe preso il via nel 2011. Oltre a Rivarolo, avrebbe interessato Ivrea e Montalto Dora nell'Eporediese, e in modo particolare, in Alto Canavese, Favria, Feletto, Cuorgnè, Castellamonte, Busano, Rivara, Pratiglione, Forno, per un totale di 15 Comuni. GUARDA LA FOTOGALLERY E I VIDEO www.lasentinella.it