Senza Titolo

di ANDREA GABBI C'è poco da girarci intorno: Monza è l'ultima, ultimissima spiaggia per tenere aperto il Mondiale, un vero e proprio bivio. I tempi del «vedremo» e dei «correttivi in corso d'opera» (parole e musica del capo della scuderia, Stefano Domenicali) sono ormai finiti. Non tanto per la disponibilità numerica di punti ancora a disposizione, ma per lo schiacciante passo messo in campo dalla Red Bull tra la fine della primavera e l'estate. Un ritmo impressionante che nessuno ha saputo frenare. Merito di Sebastian Vettel, autentico mostro di regolarità. Mai come quest'anno il pilota tedesco ha mostrato sicurezza. Pochissime sbavature, segno di una crescita che ormai è arrivata al punto cruciale. Vincere in Brianza per SuperSeb non è di basilare importanza e questo la dice lunga sulla sicurezza sua e di tutto il team. Gli altri possono solo raccogliere le briciole, sperando in un passo falso che al momento sembra impensabile. Ha tutto per vincere: motivazioni, talento e soprattutto una monoposto all'altezza della situazione e lanciata verso l'ennesima doppietta (il Mondiale costruttori è ormai in cassaforte). La pista di Monza non è nemmeno tra le più apprezzate dal pilota campione del mondo in carica: l'anno scorso arrivò un ritiro che spalancò la strada a Lewis Hamilton, prima c'erano stati il successo del 2011 e una serie di prestazioni incolori. C'è però una gara che resterà nella storia, ovvero quella del 2008. Allora Vettel era solo un principiante parcheggiato su una Toro Rosso poco competitiva. A Monza però arrivò il primo successo della carriera e da quel momento non si è più fermato. Una storia da copertina, ma non raccontatela a Fernando Alonso. Lui, il migliore del paddock, che ancora dovrà accontentarsi di un piazzamento. Il rischio è quello di vedere un fenomeno di questa portata relegato al ruolo di comparsa nell'Olimpo della Formula 1 dopo i successi nel 2005 e nel 2006. Voleva il mondiale con la Rossa a tutti i costi, non ha ancora raggiunto l'obiettivo e di questo passo difficilmente lo raggiungerà in tempi brevi. Normale vederlo irritato, normale la sua smorfia dopo ogni impresa (vedi Spa). I mal di pancia sono destinati ad aumentare: dal prossimo anno infatti quasi certamente non ci sarà più un fedele (e praticamente innocuo) scudiero al suo fianco come Felipe Massa. La prospettiva è quella di un clamoroso ritorno di Kimi Raikkonen in Ferrari. Un bel grattacapo per l'asturiano. E il resto del plotone? Monza non è terra di conquista per tutti, la McLaren lo sa bene e sa anche di non avere a disposizione una vettura da primato. Le Frecce d'Argento sono la grande delusione di questa stagione e di questo passo non raccoglieranno nemmeno un podio. La Lotus deve ritrovare smalto dopo il ritiro di Raikkonen a Spa. La Mercedes è la grande incognita. Alla pari della Red Bull in qualifica, meno brillante della Ferrari in gara. Tutte queste squadre hanno un solo minimo comune denominatore: la grande differenza tra il primo e il secondo pilota. Una situazione che verrebbe stravolta dall'arrivo di Raikkonen in Ferrari. Il tentativo degli uomini di Maranello è quello di aumentare la concorrenza in casa per stimolare la crescita del team, ma forse sarebbe meglio investire più energie, soldi e soprattutto idee nella vettura. Nando non chiede altro. @gabbiandrea ©RIPRODUZIONE RISERVATA