Il mondo risponde a Papa Francesco «Mai più guerra!»
di Fiammetta Cupellaro wROMA «Vogliamo che in questa nostra società, dilaniata da divisioni e conflitti scoppi la pace». Non si ferma papa Francesco in quella che è diventata la sua «battaglia» per la pace in Siria, Medio Oriente e nel mondo. Dall'Angelus di domenica, quando ha chiesto al mondo di fermarsi sabato 7 settembre per una giornata di digiuno e di preghiera, il Pontefice continua a lanciare appelli. Non solo guida spirituale dunque, papa Francesco ma leader internazionale che incalza i grandi della terra a bloccare l'intervento militare in Siria ricordando i 70mila morti e i due milioni di profughi. E ieri la sua voce si è alzata di nuovo. Questa volta ha utilizzato Twitter, e non a caso. Un modo per ribadire che il suo appello non è indirizzato solo ai cattolici, ma a tutti. Credenti di tutti le fedi e non credenti. «Con particolare fermezza condanno l'uso delle armi chimiche» ha scritto nel pomeriggio. E il mondo ha risposto. Preparandosi alla giornata di digiuno, meditazione e preghiera che si preannuncia come la più grande manifestazione mai avvenuta contro la guerra e la strategia dell'intervento militare «limitato e proporzionato». Dall'America Latina all'Europa e al Medio Oriente sono decine le organizzazione religiose, e non, che hanno aderito alle sue parole sotto lo slogan: «Mai più guerra!». Tra i primi a rispondere a Bergoglio, il Gran mufti di Siria Ahmad Badreddin Hassou leader spirituale dell'Islam sunnita che ha chiesto alla comunità musulmana a Damasco di accogliere l'appello del Papa. Come Gregorio III Laham, patriarca greco-cattolico di Antiochia, di tutto l'Oriente, di Alessandria e Gerusalemme: «In Siria – ha detto Gregorio III – terremo aperte le nostre chiese fino a mezzanotte per permettere a cattolici, ortodossi e musulmani di pregare». Chiese aperte anche nelle Filippine, in Libano e in Turchia. In Italia le prime reazioni all'appello pacifista di Francesco sono arrivate dai rappresentanti del Governo. Il ministro della Difesa Mario Mauro che si trovava a Bruxelles proprio per incontrare il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen e la rappresentante per la politica estera Ue, Catherine Ashton, a chi gli ha chiesto se aderiva alla giornata di preghiera ha risposto: «Può starne certo». Ha poi avvertito: «La complessità della situazione siriana, una delle più complesse della storia recente, richiede prudenza». «Sarebbe bello che, in coerenza con l'adesione alla giornata di preghiera contro la guerra in Siria, ora si ripensasse anche al programma di acquisto degli F35 non fosse altro che per rendere concreta l'inattesa svolta pacifista» ha replicato Michele Piras, membro della commissione Difesa, al ministro Mauro. Hanno accolto l'appello del Papa anche il ministro degli Esteri Emma Bonino, Maurizio Lupi responsabile delle Infrastrutture e dei Trasporti e Giampietro D'Alia ministro per la Pubblica amministrazione e semplificazione. Adesioni alla mobilitazione «Mai più guerra!» dalla Cisl e dalla Uil, mentre l'intera città di Milano si sta preparando alla notte di preghiera. Il cardinale Angelo Scola alle 22 leggerà nella basilica di Sant'Ambrogio l'Angelus pronunciato dal Papa, poi le chiese rimarranno aperte fino a mezzanotte. Così anche a Roma e a Palermo dove la veglia verrà celebrata nella cattedrale. Si riuniranno in preghiera i Frati di Assisi che terranno aperta in via del tutto eccezionale fino alle 22 la Basilica Inferiore dove si trova la tomba di San Francesco. Aperto tutta la notte anche l'istituto Buddista italiano Soka Gakkai. Tra coloro pronti ad affiancare il Papa è il professor Umberto Veronesi che ha esteso l'invito ai membri del movimento Science for Peace, di cui fanno parte 21 premi Nobel. Tra i nomi in prima fila anche Federica Pellegrini campionessa azzurra che ha annunciato: «Sabato mi raccoglierò in preghiera per essere vicina a quanti saranno in piazza san Pietro». Perché sarà qui, dalle 19 alle 23, nell'abbraccio del colonnato di piazza San Pietro che ci sarà il punto centrale della meditazione di papa Francesco. ©RIPRODUZIONE RISERVATA