«Alle valli solo briciole da Iren»
CERESOLE «Nelle Valli Orco e Soana, Iren gestisce alcuni dei più grandi impianti idroelettrici del Piemonte. Impianti che utilizzano l'acqua, pubblica, certo, e, per generare energia cinetica, usano la forza di gravità che è senza dubbio un bene della montagna. Per Iren vuol dire sviluppo, economia, potenza, crescita, affari. Per la montagna, acqua più forza di gravità vogliono spesso dire dissesto, alluvioni, necessità di cura e difesa del territorio e di protezione. È necessario un riequilibrio del rapporto tra la città consumatrice di risorse, acqua potabile e energia in primis, e montagna produttrice». Ad affermarlo è Lido Riba, il presidente di Uncem Piemonte e a rivendicarlo sono gli amministratori locali, i quali, da anni (e lo hanno fatto ancora alcuni mesi or sono) chiedono a Iren di rivedere e aggiornare quanto viene riconosciuto al territorio come compensazione per l'uso dei beni naturali. Secondo i calcoli dell'Uncem, il gettito complessivo che Iren ottiene utilizzando acqua e forza di gravità della Valle Orco è pari a 70 milioni 250mila euro,dovuti al ricavo dell'energia elettrica venduta a cui si aggiungono i famosi certificati verdi, una sorta di premi erogati dal Gestore servizi elettrici (Gse), e pagati dai cittadini, per la produzione di energia pulita con impianti rinnovati negli ultimi anni. Di questa enorme somma, al territorio ne viene riversato il 4,1%, sempre secondo i calcoli dell'Uncem basati sui dati dichiarati dall'Iren per quanto riguarda il 2010. Tre anni fa, agli enti locali Iren ha versato 2 milioni 376 mila 624 euro come sovracanone Bim (Bacini imbriferi montani) e 594mila 156 euro come sovracanone ai Comuni rivieraschi, compresa la quota per la Provincia di Torino. «Non è chiaro se queste cifre comprendano anche la grande centrale di Susa Pont Ventoux, non inclusa nel gettito di 70 milioni di euro che noi abbiamo calcolato solo in Valle Orco – fanno sapere dall' Uncem -. Il 4,1 % è una cifra da "economia coloniale", anche perché i valori di canoni e sovracanoni sono stati definiti negli anni Cinquanta e ritoccati successivamente, ma mai con efficacia. E non bisogna dimenticare che ancora negli anni Novanta, le centrali garantivano in valle tra i 100 e i 150 posti di lavoro ». Ornella De Paoli ©RIPRODUZIONE RISERVATA