«Meningite, grande paura ma ora mia figlia è salva»
IVREA La vicenda è stata archiviata nel capitolo «bruttissime avventure». La commessa di 28 anni di Ivrea che a metà agosto è stata ricoverata all'ospedale di Portogruaro per una meningite virale sta meglio. La giovane donna era in vacanza a Jesolo con il compagno e il figlio di due anni, quando si è sentita male. Nei giorni scorsi è stata dimessa ed è tornata a Ivrea con la famiglia. Il padre spiega: «Per fortuna sta meglio. È ancora in convalescenza e ha bisogno di un periodo di riposo, ma il peggio è passato». Il padre racconta che tutta la famiglia si è spaventata moltissimo. «Era partita da poco con mio genero e mio nipote in un villaggio per qualche giorno di vacanza - racconta il padre - e ha cominciato a sentirsi poco bene. Lamentava mal di schiena, mal di testa». Quel malessere non passa e la coppia si preoccupa. Va una prima volta al pronto soccorso di Jesolo e sembra non essere nulla di grave. Viene fatta anche una Tac, e poi, visto che non emerge nulla di serio, la ragazza viene rimandata al villaggio. Si pensa a un colpo d'aria, forse uno sforzo, chissà. Il dolore, però, continua e non accenna a passare. Anzi. Peggiora. E un nuovo passaggio al pronto soccorso diventa quasi obbligatorio. I sintomi tornano e sono ancora più violenti dei precedenti. Insorgono problemi alla vista. Da Jesolo, la ragazza viene portata all'ospedale di Portogruaro. La diagnosi non lascia scampo: meningite virale. «Ci hanno chiamati - racconta il padre - e siamo subito corsi là. Ci siamo preoccupati moltissimo. Io e mio genero ci siamo dati il cambio per starle vicino, mia moglie è tornata in Canavese con il bambino». Giornate lunghe e lente, quelle dell'ospedale. «Sono cominciate subito le cure – spiega il padre – e con noi sono stati tutti gentili e molto professionali. Tutti ci hanno aiutati. Non è una situazione semplice da gestire quando si ha un familiare in ospedale per un grave motivo e si è lontano da casa». Per fortuna, giorno dopo giorno, le notizie dai medici erano sempre positive. C'è una cosa, però, che il padre e il compagno ci tengono a far sapere: «Ci sono state attribuite dichiarazioni che non abbiamo mai rilasciato. Non abbiamo mai detto che a Portogruaro si sono prodigati in maniera splendida e in Piemonte, se fosse accaduto, forse non sarebbe stato così e il personale non si sarebbe prodigato tanto. Non lo abbiamo mai detto. È sicuramente vero che a Portogruaro tutti si sono dati da fare e noi li ringraziamo di cuore, ma non possiamo sapere cosa sarebbe successo in Piemonte semplicemente perché, per fortuna nostra, non avevamo mai vissuto esperienze del genere. Anzi, siamo certi che ci sarebbe stato un analogo buon servizio». (ri.co.)