Giovani talenti e sapienti maestri

CASTELLAMONTE. La Mostra 2013 che s'inaugura oggi, venerdì 30, non si esaurirà a fine settembre ma avrà un'importante appendice nella prestigiosa cornice del Palazzo della Regione Piemonte (nella foto), in piazza Castello, a Torino. Non è una novità in assoluto, per altro. Già lo scorso, la rassegna ceramica castellamontese ebbe una vetrina specialissima nel capoluogo sabaudo, attirando migliaia di visitatori. La collettiva in esposizione dal 21 settembre al 7 ottobre ha un tema singolare: quello della zucca. Una selezione di artisti provenienti da tutta Italia ha aderito al progetti di realizzare sculture ceramiche sul tema della zucca in omaggio a Piozzo, piccolo e ridente paese affacciato sulla Langa "vinatera". Dall'11 ottobre al 3 novembre, invece, ad esporre sarà Silvio Vigliaturo, l'autore della "Torre di Babele", opera simbolo della Mostra dello scorso anno installata nei giardini all'ingresso della Rotonda Antonelliana. (d.r.) CASTELLAMONTE Una Mostra diversa. Con i grandi nomi, ancora, ma soprattutto i giovani artisti a sfidare se stessi, a mettere a frutto percorsi ed esperienze differenti, a portare e cercare di infondere entusiasmo, una trasfusione necessaria perché la Mostra della ceramica non è statica, non lo sono le installazioni, ma viva, sa parlare al cuore del visitatore, sa leggere il suo tempo. «Poi, potrà accadere come un paio di anni fa, quando al piano terra del Gymansium (l'ex palestra di piazza della Repubblica) un'installazione enorme, particolarissima, non piacque proprio a tutti, per usare un eufemismo, e poi vinse il primo premio a Faenza - confida Vittorio Sacco, il curatore della Mostra della ceramica - . Con questo, voglio dire che l'arte contemporanea a volte è difficile da digerire, ci vuole del tempo perchè possa essere metabolizzata. Ma la ceramica non è solo piatti e vasi, un'opera d'arte può essere realizzata in quel materiale». La ceramica indaga, ha scritto Vittorio Sacco, riflette sul cambiamento del mondo, sperimenta possibili nuovi stili di vita. La Mostra 2013 è lo specchio di questa esigenza. Chi avrà la pazienza di una visita non troppo frettolosa e proverà a soffermarsi, location per location, su ciò che gli autori hanno prodotto, e per prodotto s'intende un lavoro d'ingegno, e l'ingegno è talento, sudore e sangue, potranno coglierne l'essenza. La Mostra 2013 mette insieme giovani emergenti, come detto, e sapienti maestri. «Bravi, ma giovani, che non è penalizzante, anzi - osserva Sacco - . Ci sono le energie giuste, le idee, la voglia di crescere. E una buona base di partenza, come l'Accademia. La ceramica è stata in disuso troppo a lungo. Poi, grandi artisti si sono messi a frequentarla, grandi architetti hanno dimostrato che c'è la possibilità di invadere territori inizialmente improponibili. Ecco, se un giovane di belle speranze che non ha mai avuto troppa dimestichezza con la ceramica o non ne ha avuta affatto decide, in un'occasione come quella della Mostra, di provarci e con risultati sorprendenti, allora gli sforzi nella direzione del "nuovo" che può e va esplorato sono legittimati». Come ci si prepara ad un'inaugurazione, l'ennesima? Vittorio Sacco, alla sua sesta Mostra della ceramica, è piuttosto esplicito. «Non c'è l'ansia del risultato - confessa - . Non è l'esame. Sono certo, sin d'ora, che riusciremo a parlare a un certo tipo di pubblico. L'altro, cercheremo di catturarlo o di interessarlo, almeno. Ci saranno critichè? È normale. Ma ogni volta che si apre un dibattito un obiettivo è già conseguito». Già. La Mostra schiude le sue porte e offre ai visitatori una tavola lautamente imbandita. Si può mangiare con le posate o con le mani. L'importante è nutrire il corpo, così come lo spirito. (m.mi.)