Nella Terra di confine l'arte parla al suo tempo

di Mauro Michelotti wCASTELLAMONTE Si alza il sipario questo pomeriggio, venerdì 30, alle 18, al liceo artistico Felice Faccio, sulla 53ª edizione della Mostra della ceramica. Ha scelto un titolo emblematico il curatore della rassegna, Vittorio Amedeo Sacco: "Terra di confine". Sottintende molte cose, perchè l'arte è viva, è espressione del mondo che cambia, l'arte parla al suo tempo, ne racconta le contraddizioni, è lo specchio di un universo in costante trasformazione. «Creatività, talento, competenza progettuale sono i valori che esprime la Mostra» rimarca Sacco. Di più. Ogni autore, ogni gesto teso a dare sostanza ad un'idea, sono parte di una perenne sospensione. Il confine è fuori e dentro di noi. Ci si mette in cammino, si affrontano le sfide, si varcano frontiere. La terra è materia. Si accarezza, si plasma, si trasforma. La terra è madre e la terra di confine può essere condivisa, come nel caso della sezione ospitata nei giardini del castello, un'unica opera installativa realizzata con il contributo di venti artisti a cui è stato chiesto di interpretare la Terra intesa come pianeta, il nostro. Ed ecco, dunque, l'opportunità di rflettere "sulle questioni culturali, ambientali, civili e politiche che ruotano intorno al tema della Terra - appunto - attraverso l'arte" come osserva, ancora Vittorio Sacco, per il gusto di "interpretare e condividere - come detto - il rapporto con la natura". Ma la terra di confine, tornando al tema della sospensione, è anche quella del definito, del tangibile, di ciò che crediamo o abbiamo l'illusione di credere di conoscere perché è il mondo che ci appartiene e al quale apparteniamo, o un altro universo, sfuggente, immateriale, impalpabile, dove possono celarsi i nostri più oscuri fantasmi, le nostre più recondite paure, come nel caso di Levone, delle streghe, creature inquietanti a cui Carlo Zoli ha restituito sangue e vita. Terra. Terra condivisa, terra rossa. La terra del Canavese che sarà protagonista nei due piani superiori del Theatrum perchè Castellamonte era ed è sempre le botteghe artigianali, gli artisti che perpetuano una tradizione centenaria, sporcandosi le mani, perché non c'è niente che possa nascere senza questo scambio di energie. Castellamonte si offre al visitatore mettendo il vestito della festa. Senza dimenticare le difficoltà, i disagi, le sofferenze di una città e di un territorio tutto che la recessione ha fatto a pezzi. Ma si possono impartire lezioni anche al tempo della crisi. La Mostra, a suo modo, ci prova. Chi raccoglierà l'invito degli organizzatori sa che troverà una città della ceramica più aperta, più propensa a dare spazio ai giovani, a mettere in luce quei talenti, di cui si diceva, che sono sbocciati e attendono l'esplosione della fioritura. Poi, e questo è un merito dell'assessore alla Cultura Nella Falletti, si cercherà di andare oltre la terra di confine per far capire che la sinergia non è solo un vocabolo usato troppo spesso a sproposito. Sinergia è credere in un progetto, seguirne la gestazione, vederlo prendere forma giorno per giorno e scoprire che c'è del bello in ogni nascita. Non è più il tempo di fare da soli. La collaborazione, le partnership non sono solo necessarie, sono indispensabili. Castellamonte, Levone ed Agliè hanno stretto un patto. È una scommessa che c'è la consapevolezza di poter vincere, e questa nasce dal lavoro. Cento artisti, mille opere, ha ripetuto spesso Vittorio Sacco, ognuno con una propria prerogativa, ognuno con un proprio bagaglio d'esperienza, ognuno con la capacità di interagire con la terra, e nella terra di confine c'è posto per chi crede ancora che la bellezza potrà salvare il mondo. Le inaugurazioni, tre in due giorni, sono una vetrina soprattutto per i rappresentanti delle istituzioni. Ma da sabato saranno proprio i visitatori della Mostra a testimoniare quanto questa possa aver inciso o meno. Nella terra di confine loro non sono spettatori, ma attori. Uno spettacolo fantastico sta per cominciare. E il nuovo viaggio è appena cominciato. ©RIPRODUZIONE RISERVATA