La procura indaga sulla morte di Tito
di Rita Cola wIVREA Un'indagine per omicidio colposo. Un fascicolo è stato aperto dal sostituto procuratore della Repubblica di Torino, Raffaele Guariniello, sulla morte di Tito Traversa, il campione di arrampicata di 12 anni vittima di un incidente a Orpierre, in Francia, il 2 luglio scorso. Guariniello ipotizza che alcune carenze che hanno determinato l'incidente potrebbero avere avuto origine in Italia e sta valutando le posizioni della ditta lombarda produttrice dei moschettoni, dell'azienda venditrice e degli istruttori che avevano accompagnato il ragazzo in Francia. A presentare una denuncia era stato, attraverso l'avvocato torinese Paolo Chicco, Giovanni Traversa, padre di Tito. Che oggi, estremamente provato dall'accaduto, spiega di non voler più dire nulla: «Ho dato pieno mandato all'avvocato Chicco di tutelare Tito e la sua memoria». Non è una caccia al colpevole ad ogni costo in una tragedia che ha segnato in modo indelebile la vita di molti, ma la necessità di capire fino in fondo se ci siano state negligenze o omissioni. La dinamica dell'incidente è infatti stata accertata da un'inchiesta dell'autorità giudiziaria di Gap, alla quale Guariniello ha chiesto gli atti. Tra gli elementi di certezza di quel tragico quanto assurdo incidente c'è che Tito Traversa, già campione italiano e mondiale di arrampicata libera, promessa del free climbing stimato a livello internazionale, non ha utilizzato la sua attrezzatura. E c'è che i ganci e i moschettoni per quell'arrampicata diventata fatale non erano assemblati in modo corretto e quando il ragazzino ha iniziato la discesa hanno ceduto. E non avrebbe potuto accadere diversamente. La fettuccia non era infatti agganciata al moschettone, ma a un gommino che ha il solo scopo di fissarla e quindi non è in grado di sostenere pesi. Per questo, quando Tito è arrivato in cima e, ancorato alla fune, si è lasciato andare per la discesa, il suo peso ha fatto saltare i gommini uno dopo l'altro. Il ragazzo non ha avuto scampo, è caduto da venti metri di altezza. È morto tre giorni dopo, in ospedale, dove non aveva mai ripreso conoscenza e dove i genitori avevano dato l'assenso al prelievo degli organi, perché Tito potesse vivere ancora in altri bambini. Tito quindi non sbagliò nulla in quell'arrampicata del 2 luglio. E ora si tratta di capire se attorno a quei moschettoni montati male possono ravvisarsi responsabilità. Nei giorni scorsi, Guariniello ha già ascoltato alcune persone. La morte di Tito ha aperto un dibattito sui bambini, le gare e le aspettative, e lo sport. E se c'è chi, purtroppo, sul web, ha cercato di speculare sul dolore per la scomparsa di un ragazzino, c'è anche chi ha cercato di fare chiarezza. Come Reinhold Messner, che ha scritto: «Tito non stava facendo avventura, ma sport. Non praticava alpinismo, ma arrampicata libera. La stessa differenza che passa fra scendere con gli sci una parete e sciare in pista, dove non solo ci sono regole da rispettare, ma c'è anche chi ha la responsabilità di garantire che non esistano pericoli oggettivi sul tracciato». Moltissime sono state le manifestazioni di affetto e vicinanza ai genitori di Tito, Giovanni Traversa e Barbara Sirio. E molti hanno deciso di ricordare la figura di questo ragazzino solare e felice. Il 31 agosto e il primo settembre, ad Arco, in Trentino, ci sarà il Rock master festival. E un trofeo sarà assegnato alla memoria di Tito. ©RIPRODUZIONE RISERVATA