Affollato incontro sul cammino di Marcella
CALUSO Il Cammino di Marcella, l'iniziativa di Anna Maria Rastello e di Riccardo Carnovalini, ha fatto tappa anche a Caluso arrivando davanti al Municipio nel pomeriggio di mercoledì scorso. Si è trattato della diciannovesima tappa del cammino iniziato a Torino il 3 luglio scorso e che si conclude oggi a Chivasso. Era il 1997 quando un incidente d'auto cambiò per sempre la vita di Anna e della figlia Marcella: «Se Marcella si salva vado a Lourdes a piedi, promisi allora - ha raccontato Anna -. Presi contatto con Riccardo Carnovalini e il 26 febbraio 2011 sono partita a piedi da Sarzana (SP) ma la nostra destinazione non fu Lourdes. Arrivati lì abbiamo deciso di proseguire per altri 150 chilometri fino ad arrivare sui Pirenei, ai confini tra Francia e Spagna. Con questi cammini vogliamo imprestare le nostre gambe a chi non può utilizzarle quotidianamente». Ad accogliere i due viaggiatori a Caluso è stato un pubblico davvero numeroso: «Solitamente riesco a contare esattamente quanta gente abbiamo di fronte – dice con aria soddisfatta Riccardo -. Questa sera invece non riesco a quantificare questo pubblico. Siete davvero tanti». Al posto della proiezione dei filmati con le testimonianze raccolte lungo il loro cammino, Anna e Riccardo hanno letto alcuni frammenti del libro scritto dopo l'esperienza del 2011, condividendo con la gente presente in sala racconti e momenti personali. A presentare l'incontro nella biblioteca della scuola media Gozzano è stato Umberto Verga, assessore alle Politiche educative. Presenti anche alcuni rappresentanti delle associazioni del Comune che hanno posto alcune interessanti domande sul cammino. Insieme a Gianluca Gola, del progetto Abilito, e al Cissac si è parlato poi di sport paraolimpici e della loro iniziativa: il sitting volley (una pallavolo che si gioca da seduti). Un'occasione per fare sport insieme ai disabili e per fare cultura sulla disalitità. «Solo abbattendo le barriere culturali – ha aggiunto Anna Maria Rastello – possiamo realmente abbattere quelle architettoniche». Manuela Fornasiero