LACRIME A CUORGNÈ
CUORGNÈ Palloncini, le note dei suoi brani musicali preferiti, gli amici di sempre che per l'ultimo saluto hanno voluto indossare magliette bianche sulle quali campeggiava la scritta "Michi sempre qui con noi". In una torrida giornata di metà luglio, lunedì pomeriggio, la comunità cuorgnatese (più di 500 persone) si è idealmente stretta in un abbraccio affettuoso attorno ai familiari di Michele Paterino, l'apprezzato chef del ristorante La Baita ai Chiapili di Ceresole e di località Santa Lucia a Cuorgnè, scomparso ad appena 26 anni, mercoledì scorso, in un drammatico incidente stradale in località Lantigliera, tra i Comuni di Pont e Sparone. Straziante la scena all'arrivo nella chiesa parrocchiale di San Dalmazzo del carro funebre proveniente dall'ospedale cittadino. Assurdo, inaccettabile per i genitori vedersi sottratto nel fiore degli anni un figlio, ennesima vittima di un incidente in un tratto di ex statale 460 che già conta tante, troppe lapidi. E in momenti drammatici come questi, in cui qualsiasi gesto appare superfluo, la forza per andare avanti, nonostante tutto, nella certezza che la morte non può, non deve avere l'ultima parola, si trova nella fede. E sono state semplici quanto toccanti parole di conforto, consolazione e speranza cristiana quelle che ha voluto pronunciare nell'omelia il parroco di Cuorgnè, don Stefano Turi, in una chiesa, quella di San Dalmazzo, troppo piccola per contenere così tanta gente. Commentando un brano tratto dal libro di Giobbe in cui si afferma "Dopo che questa mia pelle sarà strappata via, senza la mia carne, vedrò Dio. Io lo vedrò, io stesso, i miei occhi lo contempleranno" e il passo del Vangelo di Luca in cui Gesù invita a tenersi pronti "perché nell'ora che non immaginate viene il Figlio dell'uomo", il sacerdote ha detto: «Le cose migliori Gesù le ha fatte a tavola e quando si sono incontrati, Michele avrà certamente condiviso questo aspetto di Cristo». «Qualcuno dice che la morte è la fine di tutto, che rimangono solo i ricordi - ha aggiunto don Stefano -. Vi bastano? A me non bastano i ricordi e neanche le foto. Ci basta il pensiero che sia finito tutto così? Quando si ama si vuole che quell'amore rimanga per sempre. Gesù ci ha detto "Chi crede in me anche se muore vive per sempre". Con chi vogliamo stare? A chi vogliamo affidare la nostra vita e quella delle persone più care? Non si può guardare il volto delle persone che si amano senza pensare a Gesù». «Ed è Gesù, il figlio di Dio morto e risorto, attraverso la Chiesa, la sua Parola, che cerca di darci un po' di speranza - ha concluso il parroco -. Chiediamo di avere il cuore di un bambino che è l'unico che ci può salvare. Dove accompagniamo Michele non è la città dei morti, ma con il Cristianesimo è diventato il luogo di coloro che riposano in attesa di risorgere l'ultimo giorno». Dopo la funzione religiosa il feretro di legno chiaro ricoperto di fiori bianchi e verdi è proseguito per la tumulazione nel cimitero del capoluogo. Chiara Cortese ©RIPRODUZIONE RISERVATA