Minotauro, il Comune vuole mezzo milione

CHIVASSO I Comuni battono cassa e si rivolgono agli imputati del processo "Minotauro". Lo ha fatto pure il Comune di Chivasso nell'udienza di venerdì al tribunale di Torino: l'avvocato Fabrizio Mossetti, che assiste l'amministrazione, ha chiesto la condanna dell'ex assessore ai lavori pubblici ed ex vicesegretario cittadino dell'Udc, Bruno Trunfio, di Stefano Modafferi e di Giovanni Vadalà, ritenuti appartenenti alla "locale" di 'ndrangheta; ma ha anche chiesto la condanna di Vincenzo Argirò e Benvenuto Praticò, esponenti del "crimine", il gruppo armato dell'organizzazione. Dai cinque imputati Chivasso vuole un risarcimento di mezzo milione di euro per i danni provocati dalle loro azioni e dai tentativi di infiltrarsi nella politica. Si tratta delle elezioni del 2011, quando l'Udc - favorita dai voti della 'ndrangheta - appoggiò il candidato Gianni De Mori del Pd al ballottaggio portandolo alla vittoria. In cambio ci sarebbero state cariche importanti che avrebbero portato lavori e appalti alla cosca. Pochi giorni dopo il voto scattarono le manette: «Dopo "Minotauro" non si riuscì più a creare una giunta - ha ricordato l'avvocato -. La delega all'urbanistica venne tenuta dal sindaco, mentre l'assessorato al bilancio andò a un tecnico esterno. Tutto questo per non nominare assessore Massimo Striglia dell'Udc che aveva ottenuto i voti portati da Trunfio: al suo posto sarebbe entrato in consiglio Beniamino Gallone (indagato nell'inchiesta "Colpo di coda", ndr)». Altri danni sono stati provocati dai rallentamenti delle attività nel periodo in cui a Palazzo Santa Chiara era insediata la "commissione prefettizia di accesso agli atti" per verificare l'infiltrazione della 'ndrangheta nella vita amministrativa: «Il personale, i documenti e gli spazi erano a disposizione dei commissari e l'attività era ridotta al minimo». Al termine del loro lavoro il governo decise di non sciogliere il Comune, «ma guai se considerassimo questa scelta come un giudizio positivo». Pure Leinì e Volpiano hanno chiesto dei risarcimenti a Nevio Coral, imputato di concorso esterno nell'associazione mafiosa. Contro l'ex sindaco di Leinì ed ex consigliere di Volpiano l'avvocato Giulio Calosso ha chiesto rispettivamente un milione di euro e 700mila euro. Andrea Giambartolomei