Centrale a biomasse la procura indaga Ronchi: «Sereno»
RIVAROLO La centrale a biomasse del teleriscaldamento del Vallesusa è finita nel mirino della Procura di Ivrea che ha aperto un fascicolo. La notizia è stata annunciata dal comitato Non bruciamoci il futuro, durante l'incontro organizzato per fare il punto ad anno dalla nascita del comitato. A far scattare le indagini è stato un esposto inviato da alcuni cittadini che contestano diverse irregolarità nell'iter che ha portato alla costruzione dell'impianto. Autorizzato nel 2005, dopo un primo anno di lavori, il cantiere era stato stoppato dal fallimento dell'azienda che aveva il compito di costruire la struttura. Il progetto, passato nelle mani del colosso francese Cofely Gdf Suez, era stato recuperato all'inizio del 2011 con l'avvio del nuovo cantiere. «Al momento le indagini sono ancora in corso – ha spiegato durante la serata l'avvocato Daniela Bauduin che segue il comitato – e non posso dire nulla, ma per noi è comunque una notizia positiva. Controllando i vari passaggi, abbiamo rilevato alcune anomalie e per precauzione abbiamo deciso di inviare tutto il materiale in Procura, lasciando ai magistrati il compito di valutare eventuali illeciti. Se in futuro, una volta chiuse le indagini, verranno emessi degli avvisi di garanzia il Comitato potrà riservarsi di diventare parte civile in un eventuale processo chiedendo così un risarcimento per i danni subiti. Se invece la Procura decidesse di non procedere avremmo comunque svolto il nostro lavoro di cittadini». La notizia non ha colto di sorpresa l'assessore provinciale all'ambiente, Roberto Ronco, che già in passato aveva invitato i cittadini convinti di eventuali illegalità a rivolgersi alle autorità competenti. «La centrale - ha spiegato - non nasce da sola, c'è stata una conferenza dei servizi che ha ottenuto il parere dei tecnici. Per quanto compete le autorizzazioni concesse dall'ente che rappresento, sono tranquillo perché consapevole dell'alta professionalità dei miei tecnici, che hanno agito seguendo la legge. In questo caso non c'è nulla di irregolare su un privato che acquisisce una autorizzazione per costruire un impianto a biomassa, non recente ma comunque ancora valida decide dopo anni di stop di dare atto al progetto». Nilima Agnese