Un cofanetto e una mostra dedicati a Reynaldo Hahn
ROMANO Ha incrociato più volte la musica di Reynaldo Hahn durante gli anni di studio. Ha registrato non solo l'opera integrale di Satie e tutta la musica da camera con pianoforte di Debussy, ma anche brani di compositori dimenticati come Aubert e Tailleferre. Una grande passione per l'Art Nouveau l'ha quindi spinta ad approfondire il percorso artistico e umano di Reynaldo Hahn (1874-1947), fino a incidere l'integrale della sua opera per pianoforte solo. Nasce così il meraviglioso cofanetto dedicato al grande musicista francese dalla pianista Cristina Ariagno. Cofanetto contenente quattro cd, un libretto e un dvd con un documentario realizzato da Jean- Christophe Etienne. «La musica di Hahn – spiega Cristina Ariagno - è bellissima e molto ben scritta. Fu infatti un compositore raffinato, oltre a cantante, direttore d'orchestra, conferenziere e critico. Fu il vero ‘Roi des Salons', una delle figure più note nel mondo musicale parigino della Belle Époque». E aggiunge: «A differenza di Debussy, che rappresentò un'esplosione di modernità, e di Ravel, Hahn si limitò a rappresentare splendidamente la sua epoca e questa, forse, fu la causa di un oblio ingiusto durante il quale le sue composizioni furono tacciate di rispondere solo a un preciso gusto accademico del periodo tra le due guerre». Iniziative come quella dell'Ariagno non solo contribuiscono a contrastare l'ingiustificabile pregiudizio, ma restituiscono all'artista la giusta dimensione della sua grandezza. La famosa pianista italiana residente da Romano è comunque andata oltre e attorno alla figura e all'opera di Hahn ha costruito, con la collaborazione della nipote Alessandra, la mostra Fiori musicali, visitabile fino al 20 luglio (da martedì a domenica, dalle ore 15 alle ore 19; al mattino su prenotazione) nelle sale della sede della sua Fondazione Arte Nuova, in via Fiume 15. Una mostra che è un piccolo gioiello e un inno alla bellezza, in cui tra i fiori musicali, che sono poi quelli raffigurati sui frontespizi degli spartiti di Hahn e di autori suoi contemporanei, ci si addentra fisicamente per passare, inebriati da tanta artistica dovizia di linee e stilemi grafici, ai fiori modellati, incisi, intarsiati, scolpiti, dipinti e declinati nelle più insolite e affascinanti versioni di oggetti e accessori. I nomi sono importanti, celeberrimi, Gallè accanto a Majorelle, Lemarie insieme Lalique, Mucha e Jacobs. Le espressioni artistiche Art Nouveau vi sono tutte rappresentate, ma la mostra non si limita a offrire opere allo sguardo dei visitatori: si fa esperienza sonora e sensoriale, tra le note di Hahn diffuse nelle sale e il profumo delle rose e dei gelsomini che dall'esterno penetra e pare fragranza emanata dagli stessi oggetti e dai fogli in esposizione. Cresce l'emozione, nel percorso di visita, durante il quale, oltre ad Hahn, si incontrano l'amica Sara Bernhardt e Marcel Proust, a lui legato, per tutta la vita, da un'intensa relazione affettiva. E c'è spazio, alla fine, per la commozione, con le registrazioni sonore del compositore alle prese con il canto e il pianoforte. Non stupisce, allora, se anche i più famosi giornali del mondo vanno da settimane tessendo le lodi della mostra e della sua organizzatrice. Franco Farnè