Miele, crolla la produzione «Il settore è in ginocchio»

di Simona Bombonato w IVREA Per l'apicoltura canavesana il 2013 entrerà nella storia come il peggiore degli ultimi quarant'anni: la primavera fredda e piovosa, che non ha dato tregua fino a inizio giugno, ha quasi completamente azzerato la produzione locale di miele di acacia, facendola crollare dell'80% rispetto allo standard (standard che gli esperti calcolano in una media ad alveare che va dai 15 ai 30 chili di prodotto). In Canavese il settore conta 400 piccoli produttori dal business basato principalmente sulla vendita diretta proprio di miele di acacia, come a dire che qui si concentra un terzo degli operatori della provincia di Torino. Per loro la stagione è già segnata anche perché la fioritura del castagno che dovrebbe alimentare la seconda produzione di stagione, in corso in questo periodo, sembra a rischio a causa di alcuni parassiti delle piante. «E dire che l'anno scorso pensavamo di aver registrato il record negativo in assoluto – dice Luca Allais di Aspromiele Piemonte – Quest'anno ci sono apicoltori che non solo non hanno prodotto nulla, ma hanno dovuto nutrire loro le api perché sopravvivessero in un quadro di fioriture quasi inesistente. L'acacia è stata tardiva e i fiori si sono presentati a fine maggio. Il freddo e la pioggia hanno fatto il resto». Il comparto miele conta una miriade di piccoli produttori che vendono al consumatore diretto negli spacci aziendali o ai piccoli negozi specializzati, in minoranza sono invece gli apicoltori che lavorano con la grande distribuzione e meno ancora quelli di grosse dimensioni che esportano appoggiandosi alla rete delle cooperative. Tra gli apicoltori c'è la certezza che la primavera di quest'anno, la più fredda e piovosa dal 1977 secondo i dati dell'Arpa Piemonte, lascerà dietro di sè parecchie cessazioni di attività. «Vedo male le nuove aziende e quelle che faticavano a tirare avanti già prima – spiegano dall'azienda Le querce in regione Vigna Granda, ad Azeglio – Io faccio questo mestiere da 25 anni e un disastro del genere non mi era mai capitato. Oltre al miele di acacia hanno sofferto tutti i mieli primaverili, dai millefiori al tarassaco. Adesso c'è pure la malattia del castagno, in più accendi la tv e senti della vespa vellutina che si nutre di api e che è stata rintracciata in Liguria. Quanto al tempo, purtroppo non possiamo fare nulla per evitare di subirne le conseguenze e da questo punto di vista il 2013 è stato il peggiore che io ricordi». Stesse considerazioni nell'azienda Apicoltura canavesana di Ivrea: «Tra grandine e tutto il resto non c'è molto da dire se non che il settore è in ginocchio». Segnalazioni ne sono arrivate anche in Provincia, poi inoltrate all'assessore all'Agricoltura Marco Balagna. «Un peccato – ha esordito Balagna– Negli ultimi anni la produzione di miele aveva raggiunto risultati più che soddisfacenti dal punto di vista della quantità e del livello qualitativo. Purtroppo gli effetti di questa primavera anomala si stanno manifestando dal settore fruttifero a quello della produzione di miele, tutta l'agricoltura ne sta risentendo in modo pesante. Quantificare le perdite? Faremo un bilancio a fine stagione, ma sono già drammatiche». ©RIPRODUZIONE RISERVATA