Rossi non risponde al gip

CHIAVERANO Si è avvalso della facoltà di non rispondere, Jacopo Rossi, 25 anni di Chiaverano, agli arresti domiciliari nell'ambito dell'inchiesta Tango down, condotta dalla procura di Roma con la polizia postale. Rossi, difeso dall'avvocato Paolo Campanale, è comparso lunedì mattina davanti al gip Alessandro Scialabba. Secondo l'accusa, Rossi, il cui nickname sulla rete era MadHat, Cappellaio matto, insieme ad altre sette persone avrebbe costituito un'associazione a delinquere finalizzata alla realizzazione di accessi abusivi e danneggiamento di sistemi informatici, detenzione e diffusione abusiva di codici di accesso a sistemi informatici e telematici, interruzione illecita di comunicazioni informatiche o telematiche. Per la procura, il gruppo si muoverebbe nell'ombra del movimento internazionale Anonymous e avrebbe violato i sistemi informatici del Governo italiano, del Vaticano, di Equitalia, dei ministeri dell'Interno e della Difesa e persino di Enel, Polizia, Carabinieri, Comune di Torino, Siae, Copyright. Per Rossi e altre tre persone, la procura aveva chiesto la custodia cautelare in carcere, ma il gip aveva optato per i domiciliari.