La Ue dichiara guerra all'evasione fiscale

di Lorenzo Robustelli wBRUXELLES Mille miliardi di euro che se ne vanno in fumo ogni anno: duemila euro persi per ogni cittadino europeo. L'Unione europea non se lo può più permettere, e non è più politicamente tollerabile quando si chiede ai cittadini di tirare la cinghia per affrontare la crisi. Per questo oggi a Bruxelles si riuniscono i capi di Stato e di governo dei Ventisette, per trovare una linea comune contro l'evasione fiscale e per piegare due stati membri, Austria e Lussemburgo, che ancora difendono il segreto bancario. E' spaventoso il conto del denaro pubblico divorato da frode ed evasione fiscale: più di quanto tutti i paesi dell'Unione spendono per la sanità, quattro volte quello che viene investito in istruzione. Come spiega il presidente del Consiglio Ue Herman van Rompuy nella lettera d'invito riservata ai suoi 27 colleghi (più la Croazia, osservatore fisso fino alla sua entrata il primo luglio) c'è «la necessità di rinnovati sforzi per migliorare l'efficienza della riscossione delle imposte e lotta all'evasione fiscale». Secondo van Rompuy «in tempi di stretti vincoli di bilancio e tagli di spesa, la lotta contro la frode e l'evasione fiscale è più che una questione di equità. E' diventata essenziale per l'accettabilità politica e sociale delle politiche di consolidamento fiscale». Il presidente della Commissione Ue José Manuel Barroso ieri in Parlamento a Strasburgo ha annunciato la linea dura, e oggi al vertice chiederà l'impegno politico dei 27 su un «semplice principio: dal primo gennaio del 2015 nell'Ue ci dovrà essere lo scambio automatico di informazioni su tutte le forme di reddito da risparmio». A breve, ha aggiunto, la Commissione presenterà una proposta «per emendare la direttiva sulla cooperazione amministrativa». Anche gli eurodeputati si sono schierati su questa linea, ed hanno chiesto agli Stati di approntare al più presto una definizione comune di paradiso fiscale e di unire le forze per dimezzare i mille miliardi di euro non riscossi entro il 2020. Quello di oggi è un Consiglio di nuovo genere, voluto da van Rompuy per incidere sulle scelte sveltendo le procedure. I capi di governo si vedranno più spesso per fissare le linee politiche che poi i ministri definiranno nei dettagli. Non più (tanti) mega Summit zeppi di decisioni da prendere, ma più frequenti e agili incontri su pochi temi. Oggi si discuterà anche di energia, cercando vie per ridurre la dipendenza e l'ottimizzazione delle risorse naturali dei Ventisette. Si punta sull'efficienza, che, nel mercato del gas con l'integrazione delle reti vuol dire risparmi per 30 miliardi, se solo la Germania non ritardasse nel fare quel che deve (e che gli altri stanno facendo). «E' necessario che i leader europei diano all'efficienza energetica la priorità che merita», dice la presidente dei Verdi europei Monica Frassoni, ricordando che 23 capi di grandi aziende continentali hanno chiesto a van Rompuy di intervenire proprio su questo. E qui sarà decisivo quel che i capi di governo decideranno di far fare all'Europa per finanziare gli investimenti che le società, in particolare in Italia, dicono di non poter sostenere senza aiuti pubblici. E' il primo appuntamento in un Summit europeo per Enrico Letta, e sui due punti sul tavolo l'Italia non si presenta come un esempio per l'Unione. ©RIPRODUZIONE RISERVATA