Rogo, ora gli accertamenti al sottotetto e agli impianti
IVREA Prosegue l'inchiesta per accertare le cause del rogo che, nel pomeriggio del 19 marzo, ha distrutto il capannone C del comprensorio di Scarmagno provocando danni per 50 milioni di euro. Indagati, con l'ipotesi di reato di incendio colposo, sono due giovani di una ditta che, da qualche anno, si occupava della manutenzione del comprensorio. Si tratta di un apprendista e di un giovane operaio, difesi dagli avvocati Giuliano Arimondo e Danilo Armanni. La procura ha affidato alla polizia scientifica il compito di condurre alcuni accertamenti. Sono stati prelevati dei campioni e si è in attesa delle conclusioni tecniche. Anche gli indagati, come previsto dalla legge, hanno nominato propri consultenti. L'indagine punta ad accertare se, alla base del rogo, ci sia stato un comportamento colposo dei due lavoratori che, impegnati ad alcune opere di catramatura, potrebbero avere, con la cannula, bruciato del plexiglass. Ma i due hanno sempre dichiarato di aver visto le fiamme salire dal lucernario, mentre alcuni lavoratori presenti nel comprensorio hanno dichiarato (e fotografato) il fuoco che scendeva dall'alto. E i primi accertamenti tecnici, non escludono che la causa dell'incendio possa essere un'altra. Verifiche sono in corso anche sul sottotetto e gli impianti elettrici e di riscaldamento presenti in quegli spazi e, naturalmente, il loro funzionamento. L'incendio potrebbe quindi anche avere avuto origine nel sottotetto e le fiamme essere sbucate a un certo punto dal lucernario, a poca distanza da dove si trovavano i due lavoratori. I tecnici, in queste settimane, stanno verificando proprio questo. Sulla base dell'esito di questi accertamenti tecnici, la procura deciderà quindi come proseguire l'inchiesta. (ri.co)